Mancano 4 giorni al referendum del 17 Aprile, definito il referendum sulle trivelle. Tante sciocchezze, molte in malafede, sono state dette e scritte su questo referendum. Dall'inutilità pratica del quesito alla sua presunta nocività in quanto produrrebbe una perdita occupazionale e aumenterebbe la dipendenza energetica dell'Italia dall'estero. Non ci interessa in questo momento entrare nel merito del quesito e del perché secondo noi sia giusto votare SI, tanto da questo punto di vista è già stato scritto e può essere facilmente reperito. Quello che stavolta ci interessa è inquadrare il significato politico di questo referendum.

Spesso l'importanza di un referendum va oltre il semplice quesito referendario, e questo referendum non fa eccezione, avendo assunto fin da subito un significato politico. È infatti un referendum sul piano energetico che vogliamo per l’Italia e più in generale sul modello di sviluppo che vogliamo assuma il nostro paese. Nonostante un livello spaventoso di censura e boicottaggio (mai s’era visto nella storia di questa repubblica un primo ministro invitare all'astensionismo) e il fatto che il fronte del No e dell’astensionismo, come spesso accade rispetto a questioni di natura ambientale (ricordate per il nucleare?), abbia giocato la carta del pragmatismo e della razionalità presentandosi come quella parte d’Italia che tira avanti la carretta, che sa come funziona il mondo e quali e quanti compromessi servono per ottenere il nostro “benessere”, questa volta il giochetto potrebbe non funzionare e romperglisi in mano.

E’ vero che molte persone che voteranno SI non hanno ben chiaro quali soluzioni energetiche o che modello di sviluppo dovrebbe assumere l’Italia, quello che però tutti hanno ben a mente è che il modello di sviluppo attuale non è più sostenibile perché produce soltanto povertà, disuguaglianze e disastri ambientali.
Questa sensazione è stata rafforzata dalle vicende delle ultime settimane. Lo scandalo che ha visto coinvolti multinazionali, imprenditori ed esponenti del governo e che ha portato alle dimissioni della ministra dello sviluppo economico Guidi, ha mostrato chiaramente qual è il modello di sviluppo che hanno in mente Renzi e i suoi amici petrolieri. Un modello di sviluppo fondato sul clientelismo, sulla corruzione e sulla mancanza di trasparenza in cui pochi fanno profitti a scapito della maggior parte della popolazione. Popolazione su cui ricade interamente il prezzo da pagare di quello che ci viene venduto come progresso e sviluppo e che invece spesso è soltanto danno ambientale e alla salute come dimostra il caso della Basilicata.

Questo referendum ha assunto quindi un valore politico enorme. È un’occasione per esprimere il proprio rifiuto di questa logica, per far sentire per una volta la nostra voce contro quella delle lobby petrolifere, la voce di chi vuole vivere in pace con gli altri e con l’ambiente. Questo significato politico è molto chiaro ai nostri media e ai nostri governanti che per questo stanno volutamente oscurando e intralciando il referendum, cosa molto grave per una democrazia.
La censura del referendum da parte del Governo porta a galla la falsità della retorica renziana tutta basata sull’onestà e sulla discontinuità rispetto a un passato caratterizzato da opacità e corruzione, e già messa a dura prova dagli scandali sulle banche di qualche mese fa. È uno dei momenti di maggiore crisi del governo, la fiducia delle persone cala giorno dopo giorno e il PD sta accusando il colpo, come testimoniato da spaccature interne e dal passaggio a una propaganda aggressiva e menzognera per l’astensione al referendum.

In questo contesto, il referendum del 17 Aprile si configura come un passaggio fondamentale se guardato nell’ottica della lotta a questo Governo, lotta le cui tappe successive saranno le amministrative di giugno e il referendum costituzionale di ottobre. Una eventuale vittoria del Si, oltre a dare forza e legittimità politica a tutti i comitati No Triv che da anni lottano contro le trivellazioni sulla terraferma, sarebbe una chiara sfiducia nei confronti di Renzi e del suo modello di sviluppo.

Per questi e per altri motivi è FONDAMENTALE andare e far andare a votare SI al referendum! 

Diamo una spallata a questo governo!

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