5 dicembre, ore 10:30, piazza Dante


UN POPOLO IN CAMMINO

contro le camorre, per la giustizia sociale

NOI CI SAREMO! E invitiamo tutti a partecipare!

Non si può assolutamente mancare! Per le vittime innocenti come Genny Cesarano. Per pretendere lavoro, diritti, casa, servizi sociali. 
Restare in silenzio non è più possibile. Restare fermi non è più accettabile. Non vogliamo più contare morti a Napoli: non è solo la violenza di chi spara, ma anche di chi ha l’arroganza di credere di poter governare interi quartieri, di stabilire un controllo serrato sulle nostre vite. Non possiamo più restare a guardare. Non abbiamo bisogno di retorica, non la vogliamo più sentire. Abbiamo visto troppe passerelle della politica in questi anni, troppi spot e soluzioni superficiali per Napoli e la Campania. Abbiamo visto tanti intrecci di potere e poche risposte da parte di chi ci ha governato.
Abbiamo bisogno di risposte vere, concrete, strutturali:
- Abbiamo bisogno di scuole.
- Abbiamo bisogno di lavoro e di diritti.
- Abbiamo bisogno di sicurezza. Non c’è bisogno di eserciti, ma di normalità. Il maggior motivo di insicurezza sono le diseguaglianze e la povertà. Bisogna presidiare i nostri territori e fermare la violenza.

PERCHÉ OGGI SIAMO IN PIAZZA?

Siamo stanchi di piangere i nostri fratelli e amici uccisi dalla camorra e arrabbiati contro chi li ha uccisi. 
Stanchi e arrabbiati per questa vita senza lavoro e senza soldi, senza diritti, stanchi di vivere in quartieri dove non c’è nulla, di dover emigrare, di doversi sempre arrangiare…
Non siamo scesi in piazza per lamentarci e sentire le solite promesse, maper gridare, per conoscerci, per organizzarci.
Gridare che i nostri quartieri sono pieni di persone per bene, oneste e rispettose del prossimo, che i camorristi sono una minoranza che campa sulle nostre spalle, che sfrutta la nostra disperazione, gente che noi rifiutiamo perché non ama la propria terra. Conoscerci, per mettere in comune le nostresperanzee idee per uscire fuori da questa situazione
Organizzarci per intervenire ogni giorno sui nostri territori e fare dei passi in avanti.

PERCHÉ NON SI RIESCE A SCONFIGGERE LA CAMORRA? DAVVERO È COSÌ FORTE?

La camorra è ancora un grosso problema, ma non è forte come sembra. Numericamente parliamo di poche migliaia di persone su un’area di tre milioni. I suoi arsenali non sono niente di fronte a quelli dello Stato. Dal punto di vista del consenso sociale,  la maggioranza delle persone, anche nei quartieri popolari, non sta con la camorra. Magari ne ha paura, ma li schifa.
La camorra non è nemmeno una questione di mentalità, come se noi napoletani o noi poveri fossimo criminali per nascita. Date un lavoro decente e ben pagato a un ragazzo che oggi vede in quel crimine una risorsa per lui e per la sua famiglia e poi vedete se preferisce morire o finire in prigione rispetto al vivere una vita serena e piena di possibilità!
Inoltre negli ultimi anni è in crisi. Girano meno soldi ed allora ha anche meno consenso, dà lavoro a meno gente, quindi sono sempre meno le persone che ne riconosconol’autorità… Allora perché lo Stato non si riesce a sconfiggere la camorra? Perché non può o non vuole.  
Lo Stato sa benissimo chi sono e dove sono i camorristi. Spesso le caserme delle forze dell’ordine sono situate a poche centinaia di metri da grosse piazze di spaccio. Ma l’ordine che viene dall’alto è quello di lasciar stare, fermare ai posti di blocco solo qualche povero dio, e ogni tanto tirare fuori delle operazioni “spettacolari”, arrestando qualche capo.
Perché la camorra è innanzitutto una forma di governo del territorio, un’economia illegale perfettamente intrecciata al mondo “legale”. I camorristi fanno affari con grossi imprenditori, spesso sono loro stessi imprenditori, mettono i soldi nelle banche più importanti, sono legati a doppio filo con politici e amministratori, con i quali si scambiano favori in cambio di pacchetti di voti.
Lo Stato non vuole e non può agire contro le organizzazioni malavitose innanzitutto perché per una parte vi è direttamente legato, per un’altra parte perché, se sgominasse queste organizzazioni dovrebbe dare delle risposte a tante persone che, perdendo le proprie fonti di sostentamento, comincerebbero a pretendere giustamente lavoro, casa e diritti. Sarebbe una miscela esplosiva, rivoluzionaria.

COSA POSSIAMO FARE NOI?

Se così stanno le cose, solo noi possiamo salvarci.
D’altra parte così è stato anche in passato: quando c’erano forti lotte sociali la camorra scompariva, perdeva di senso, perché molte persone avevano un’alternativa, una prospettiva. Quando si occupa uno spazio, si fa un’associazione, si mettono al lavoro le persone, si dà una speranza, la camorra viene sconfitta. 
È questo quello che dobbiamo fare, è per questo che oggi siamo in piazza. Dobbiamo conoscerci, organizzarci, spingere per avere lavoro, scuola, ospedali, servizi, sviluppo, investimenti sui nostri quartieri. Così che nessuno più debba chiedere il favore a qualcuno per lavorare, debba dipendere da una famiglia, debba essere obbligato a chinare la testa! Insieme ce la possiamo fare!

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