Quella di Salita Scudillo è davvero una vicenda incredibile, che ogni napoletano dovrebbe conoscere. Perché la dice lunga sulla storia e sulla bellezza di questa città, ma anche sull’inefficienza delle amministrazioni e sul poco amore che alcuni hanno per il territorio in cui vivono. Ma soprattutto ci indica cosa possiamo concretamente fare – già da oggi – per trasformare Napoli e uno dei suoi quartieri più belli e difficili, la Sanità.
Prima un po’ di storia, poi lo stato dell’arte e poi una proposta concreta di mobilitazione.

La storia. Salita Scudillo è una stretta e ripida strada, di circa 1 km, che parte dal rione Sanità, all’altezza dell’ospedale San Gennaro, e arriva fino ai Colli Aminei. La strada pare esistere, con il nome di “Scutillum”, già dai tempi dei romani, tanto che lì c’era l’antichissimo mausoleo della Conocchia (un colombario di primo secolo distrutto nel 1965 per speculazioni edilizie, che era meta di molti visitatori stranieri nel corso dell’800). Ma il nome dello Scudillo potrebbe anche fare riferimento al fatto che questa piccola via, utilizzata per secoli come collegamento fra la parte alta della città, che era campagna, e quella vivace dei mercati del centro, era “scura”, ombreggiata da alberi e costoni di tufo. 
In ogni caso questa salita scavata nella roccia, anche per la sua veduta panoramica, venne scelta nel Settecento come residenza di molte nobili famiglie napoletane, e non a caso lì si trovano ancora oggi palazzi bellissimi come Villa Domi o il Convitto Pontano…
Anche da un punto di vista strategico la strada comunque era importantissima, perché – soprattutto dopo che Murat aveva fatto costruire il Ponte della Sanità, che isola ancor oggi il quartiere sottostante dal resto della città, relegandolo nella curiosa posizione di periferia “interna” – lo Scudillo faceva sì che la Sanità restasse un luogo di passaggio, con i benefici effetti per la mobilità e l’economia locale.
I problemi iniziarono però negli anni ’60, prima con una massiccia speculazione edilizia (per fare profitti padroni e politici della DC cementificarono i Colli Aminei), poi, negli anni ’70, la strada venne deturpata dai lavori della Tangenziale – ancora una volta un interesse privato! –, che costruì i piloni proprio sopra alla Salita, lasciando sotto quantità enormi di calcinacci e materiali di risulta.
Così lo Scudillo divenne, con il crescere negli anni ’80 della microcriminalità e della tossicodipendenza, praticata anche come via di fuga dopo scippi o come posto per bucarsi.

La chiusura. Nel 1987 gran parte di Salita Scudillo viene “provvisoriamente” chiusa. Il motivo ufficiale: il crollo di un costone di tufo, muro perimetrale della strada, di proprietà privata. Ovviamente in qualsiasi paese civile all’ordinanza di chiusura avrebbero fatto seguito lavori di ripristino. Solo che il privato in questione si rifiuta, e inizia un lentissimo contenzioso con il Comune di Napoli, mai risolto. Nel frattempo la strada resta chiusa, nonostante ogni tanto la questione venga posta con forza dai cittadini, e ci siano diversi sopralluoghi di politici e tecnici del comune. I tossicodipendenti continuano ad andare a bucarsi, qualche senza tetto a dormirci, alcune piccole imprese, officine, elettrauti, gommisti, vanno a scaricarci di tutto, i tombini vengono aperti e probabilmente invasi di liquami, e purtroppo il posto diventa una discarica. Vengono innalzati due muri, all’inizio e alla fine della Salita, e la Natura inizia a riprendersi tutto, facendo crescere piante, alberi, e rendendo la strada impenetrabile.
La Sanità viene ancora una volta tagliata fuori da Napoli, mentre il traffico sui Colli Aminei si ingorga sempre di più e un’intera, bellissima zona di Napoli, di fatto estensione “naturale” dello spettacolare Parco del Poggio, diventa terra di nessuno.

Lo stato dell’arte. Ma com’è possibile che, a 28 anni dalla chiusura, non si sia riusciti a riaprire lo Scudillo? Di sicuro c’è l’incuria delle varie amministrazioni comunali, che non si sono mai mosse in maniera decisa, che hanno fatto promesse senza seguito. Di certo ci sono anche interessi privati che si ergono contro. C’è chi dice che siano le suore del Filippo Smaldone a non volere la riapertura della strada, la maggioranza invece sostiene che siano alcuni abitanti delle ville e dei Colli Aminei a voler “stare tranquilli”… Di certo però ci sono le seguenti cose:
a) la strada è bellissima e potrebbe rappresentare una risorsa in termini turistici, con positive ricadute occupazionali – dall’assunzione di persone per metterla a posto, alla possibilità di mettere su fattorie didattiche e orti urbani, fino alla ricaduta sul piccolo commercio del Quartiere Sanità, che vedrebbe aumentare il flusso in transito;
b) oggi con la chiusura del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Gennaro i cittadini della Sanità vivono un disagio fortissimo: in caso di interventi le ambulanze restano bloccate per molto tempo nel quartiere e sono costrette a passare per il traffico di Via Foria. Aprendo lo Scudillo potrebbero arrivare in pochi minuti in piena zona ospedaliera;
c) bisogna considerare che non siamo più negli anni ’80, con l’emergenza microcriminalità, e comunque queste logiche classiste di chi non vuole permettere alla “plebe” di muoversi sono inaccettabili. Napoli oggi ha gran voglia di riscatto, di contaminarsi, di scoprirsi. Il Quartiere Sanità è pieno di associazioni, B&B, realtà che vogliono valorizzare questo territorio non solo da un punto di vista economico, ma anche culturale ed umano.

Cosa si può fare. Be’, tutto si può fare! È assurdo e inaccettabile pensare che siccome la strada è rimasta chiusa per 28 anni, debba restare per forza così. In realtà negli anni la questione Scudillo si è continuamente riproposta, soprattutto quando negli ultimi anni la Sanità ha avviato un percorso di riscatto. La magistratura ha ordinato la liberazione del materiale ammassato e l’installazione di paletti che impedissero gli sversamenti abusivi di immondizia (che, puntualmente, nelle giornate di pioggia, scivolava lungo tutto il pendio), si sono operati piccoli interventi di manutenzione, ma ancora nulla di significativo è stato fatto. Chiaramente, più il tempo passa, più la situazione peggiora e i costi per il ripristino salgono.
Nel marzo 2014 c’è stato l’ennesimo sopralluogo dei tecnici del comune, di cui esiste una relazione. Si parla di una cifra di due milioni e mezzo di euro per riaprire alla viabilità Salita Scudillo. Non sappiamo se la cifra sia gonfiata o no, sappiamo però che alla votazione dell’ultimo bilancio comunale la questione era uscita fuori. Alla fine, i soldi, che pure c’erano, sono stati dirottati su un’altra municipalità.

Quello che è certo è che ripristinare Salita Scudillo non è una missione impossibile, è una questione di volontà politica. Per questo dobbiamo spingere perché l’amministrazione finalmente intervenga, stanzi i fondi al prossimo bilancio, metta a lavorare magari i disoccupati del quartiere, e gestisca tutti i passaggi in maniera trasparente, evitando sprechi e clientele.

Nessuno farà tutto questo al posto nostro, per questo ci dobbiamo mobilitare. Abbiamo in mente diverse iniziative da fare a brevissimo, per porre di nuovo al centro del dibattito cittadino la questione dello Scudillo. Se siete interessati contattateci!

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