In molti in queste ore ci avete scritto e ci state scrivendo per sapere che ne pensiamo della trattativa Grecia/UE. E di questo vi ringraziamo, perché dimostra stima nei nostri confronti, ma soprattutto perché testimonia di una passione politica, di una trepidazione per le sorti di un popolo (e per le nostre, perché se perdono loro perdiamo anche noi), che è realmente incredibile. e che ci fa pensare che davvero la Grecia ci ha collettivamente segnato, ci ha ridato parola, ci ha fatto sognare...

In questi giorni siamo stati in silenzio, per un semplice motivo: noi non siamo di quelli che devono parlare per forza, dire la loro su tutto, perché bisogna farsi vedere su FB, soddisfacendo più il proprio io che quello che serve alla collettività. noi pensiamo che, soprattutto in frangenti difficili, in momenti in cui è in ballo la vita delle persone, perché qui non siamo al bar sport a commentare il campionato, bisogna guardare, capire, riflettere. essere umili e imparare, per poi soprattutto fare, e fare ciò che serve all'interesse dei "nostri".

In questi giorni di analisi, di ascolto dei compagni greci, di lettura di documenti, abbiamo accumulato molto materiale che proveremo a restituirvi. nel frattempo, eccovi una favoletta per capire sinteticamente cosa sta succedendo in Grecia:

"C'era una volta un lavoratore, che abitava in un posto molto povero, ma bello e ricco di storia. Per quanto lavorasse duro, questo sfortunato lavoratore era pieno di debiti, contratti dai suoi parenti imbroglioni e aggravati negli anni dagli interessi che gli chiedevano le banche. Il lavoratore era ormai stufo di una vita di stenti, e un giorno decise di non subire più tutto quello che le banche gli dicevano di fare. Purtroppo però nel frattempo doveva pur mangiare, lui e la sua famiglia, e si vide così costretto a tornare dalle banche, per chiedere altri soldi in prestito...

Il lavoratore si presentò in banca e iniziò una contrattazione lunghissima, di mesi e mesi. Il lavoratore era da solo contro una banca potentissima, nessuno lo aiutava, anzi: tutti lo davano per spacciato. Gli altri lavoratori, che stavano un po' meglio di lui, pensavano a farsi belli con la banca e a dire che era un illuso, e non si accorgevano che anche i loro debiti li spingevano a una vita sempre più misera.

Il lavoratore non si lasciò spaventare e disse al direttore di banca che gli servivano altri soldi per mettere a posto la casa e fare alcune cose basilari, ma soprattutto che aveva bisogno di un taglio del debito precedente, quello fatto dai suoi parenti imbroglioni, altrimenti non ne sarebbe mai uscito.

Il direttore lo guardò e disse: "Caro il mio lavoratore, io ti posso dare al massimo altri 7.200 euro, ma tu e i tuoi familiari vi dovete impegnare a lavorare più di 12 ore al giorno e stringere ancora un po' la cinghia".

Il lavoratore lo guardò arrabbiato e disse: "Caro il mio direttore, noi già lavoriamo troppo e facciamo la fame. Comunque non ti rispondo se prima non parlo con la mia famiglia, perché, a differenza vostra, noi siamo democratici e decidiamo tutti insieme".

Allora il lavoratore tornò a casa, parlò con la famiglia e quasi tutta la famiglia si arrabbiò molto, e disse: "Dobbiamo rifiutare questa proposta, però dobbiamo anche farci dare i soldi, perché qui i soldi sono finiti e rischiamo davvero di fare la fame".

Il lavoratore allora, che era povero ma non era certo stupido, tornò in banca più forte di prima e disse astutamente al direttore: "Caro il mio direttore, noi non possiamo accettare la tua proposta così com'è. Però noi siamo persone serie. Se tu ci dai 74.000 euro, ci dai la possibilità di pagare il debito non entro 30 anni ma entro 60 e, visto che ci sei, il tasso d'interesse ce lo dimezzi pure, noi faremo come dici tu, e - fra tra tre anni però, ché ora siamo stanchi - lavoreremo 12 ore al giorno".

Il direttore della banca lo guardò incredulo e pensò: "Questo qui mi vuole ingannare! Io gli dovrei dare tanti soldi adesso, ma chi me lo dice che fra tre anni questo fannullone si mette a lavorare 12 ore al giorno? Come si va ad avere fiducia di un personaggio così?".

Il direttore però non voleva nemmeno perdere questo debitore che pagava e pagava da anni. Si consultò allora con l'addetto ai crediti, che gli disse: "Se facciamo così, di sicuro riportiamo una grossa perdita, in quanto i soldi tra 60 anni non avranno lo stesso valore che avrebbero avuto tra 30 anni! E poi avevamo previsto un certo tasso di interesse, mentre ora il flusso sarà molto meno. Però è anche vero che forse così qualche soldo indietro lo rivediamo, e invece se insistiamo rischiamo di non vedere proprio niente!".

A quel punto il direttore entrò in panico, perché non aveva la facoltà per decidere su cose così complesse, e contattò la Direzione Generale. Tutto si fermò per un po', e intanto si sentiva solo il rumore degli amici del direttore, che giravano le città e le campagne con le trombe e i tamburi, dicendo che il lavoratore aveva perso, si era piegato, era in difficoltà, che persino la sua famiglia voleva lasciarlo... In modo che nessuno, ma proprio nessuno, gli potesse dare una mano in questo momento difficile".

Avete capito, no? Il finale della storia lo dobbiamo scrivere noi!

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