Le elezioni sono sempre un momento importante per capire che aria tira nel paese. d'altronde per tanti sono ancora l'unica forma di partecipazione politica che si riesce a immaginare. quindi ha senso analizzarle, e ci farebbe piacere avere un vostro commento... noi buttiamo lì giusto due cose per aprire la discussione, poi magari ci torniamo su una volta che abbiamo tutti i dati in mano, perché in questa materia è importante non andare "a sensazione", ma essere scientifici.

1. La prima cosa che si può dire è queste elezioni, per quanto amministrative (dunque chiaramente influenzate da dinamiche locali, per cui molti dati è difficile leggerli “puri”), erano un test importante. sia per il momento di fibrillazione politica in cui arrivavano, sia perché erano stati chiamati al voto 22 milioni i cittadini su 50 milioni e mezzo aventi diritto in Italia.

E' stato quindi ridicolo il tentativo di Renzi di sminuirle (perché sapeva che il risultato avrebbe distrutto l'immagine "vincente" costruita a partire dal 40% delle passate europee - e infatti a sto giro il PD si è attestato a livello nazionale solo al 23,7%!). peraltro Renzi le urne non le ha mai davvero affrontate e, sebbene ostenti sicurezza, sembra temerle - anche nei momenti di maggior crisi del governo ha sempre puntato a "ritardare" la verifica elettorale, conscio di un probabile risultato di "ingovernabilità".

Insomma Renzi appare forte solo perché gli altri sono deboli, solo perché in questo momento non c'è un'alternativa credibile... ma è bene ricordarselo: dopo le rotture del “jobs act” e della “buona scuola”, il consenso che questo governo ha nella società non è certo alle stelle. questo per noi è un segnale positivo, perché ci consente di portare avanti con più forza le lotte!

Inoltre il PD sui territori sembra arretrare, il suo radicamento sociale diminuire, il partito perde qualche pezzo. se riesce a restare il primo partito è soprattutto perché ha un leader ultramediatizzato, con un'immagine dinamica e vincente. se quest'immagine dovesse entrare in crisi, be’ per il PD sarebbero problemi seri.

Giocando alla playstation Renzi voleva comunicare serenità, ai suoi avversari e alla popolazione italiana. probabilmente ha finito per comunicare il contrario: non solo un po’ di angoscia, ma anche una sorta di disprezzo per la stessa consultazione popolare. mentre lui giocava, molte persone, che avessero votato o no, pensavano con un misto di rabbia e inquietudine all'esito delle elezioni, perché sanno che anche da queste cose dipende il loro destino... immagine più chiara di un distacco dalle masse e di una logica autoreferenziale della politica italiana non poteva esserci!

2. La seconda cosa su cui volevamo attirare attenzione era il dato dell'astensione. a livello nazionale l'affluenza si attesta al 52,2%. solo cinque anni fa alle regionali andò alle urne il 64,2% degli aventi diritto e dieci anni fa, dunque pre-crisi, il 72%. in Campania oggi non arriviamo al 52%, a Napoli siamo addirittura intorno al 40,6%! se a questo dato aggiungiamo i buoni risultati dei 5 stelle (soprattutto a Napoli, dove prendono il 25%), abbiamo un quadro abbastanza evidente della situazione...

A differenza di quello che possiamo pensare quando siamo scoraggiati, questi 7 anni di crisi hanno lasciato traccia, hanno generato delle risposte a livello di massa. non andare a votare, o votare qualcuno che di fatto sembra esterno alla "casta", è quantomeno indice di una scarsa adesione alle politiche proposte dai partiti di governo. e questo non può non essere un segnale positivo: molto peggio sarebbe stato se dopo 7 anni di crisi tutti fossero andati a votare in massa centrodestra o centrosinistra, ovvero i rappresentanti di quelle politiche che li avevano ridotti così. Insomma, che dopo venti anni di ossessione bipolare si sia affermato un partito, i 5 stelle, che da tre anni prende fra il 18 e il 25%, non è proprio cosa da niente...

Tuttavia questo segnale è ancora parziale e di certo non possiamo giudicarlo una nostra vittoria. dietro l’astensione ci sono tante cose: menefreghismo, rassegnazione, volontà punitiva nei confronti della "casta". cose su cui è difficile costruire un progetto alternativo. anche perché i cittadini stentano a riconoscersi in altre forme di partecipazione politica e anzi: magari si odiano i politici, ma continua a restare una certa fiducia nelle istituzioni...

Inoltre chi governa può farlo tranquillamente anche con il 50% dei votanti, perché l'altro 50% non è in sé pericoloso. nelle cosiddette "democrazie avanzate" è già così da parecchio, a dimostrazione che l'astensionismo non produce automaticamente conflitto o avanzamento sociale. anzi, storicamente è accaduto piuttosto il contrario.

Quale sfida ci consegnano quindi queste elezioni a noi lavoratori, a noi giovani, a noi che vogliamo cambiare questa situazione?

a) dobbiamo continuare a incalzare il Governo Renzi, togliendogli consenso nella società, rendendogli difficile nel concreto l'applicazione delle sue politiche, dal Jobs Act, alla Buona Scuola allo Sblocca Italia, sia per tutelare immediatamente la nostra vita, sia per far crescere una sensibilità di massa su politiche alternative;

b) far diventare quel 50% di astenuti, in mezzo ai quali ci sono tanti come noi - giovani, lavoratori, pensionati etc - uno dei terreni di un progetto alternativo.

Insomma, in un periodo di crisi, di oscillazioni così rapide e vaste, in cui molti cittadini sono pronti a cambiare i loro orientamenti tradizionali pur di votare qualcuno che sembra porsi come "soluzione" al problema, non dovremmo mettere limiti alla nostra immaginazione. Quelli che ci governano sono talmente idioti che dopo le batoste prese in questi anni continuano a offrirci gente impresentabile, incapace e corrotta. Se solo volessimo davvero li potremmo sbaragliare!

Certo, un altro fenomeno 5 stelle è irripetibile, per molti aspetti anche la situazione di Podemos o di Syriza non è immediatamente riproducibile in Italia, come dimostra lo scarso consenso raccolto da tutto ciò che si muove alla sinistra del PD. Però attenzione: il boom di Podemos o Syriza c’è stato quando sono state portate a compimento tutte le riforme dei rispettivi governi, quando sono state attaccate pesantemente le condizioni di vita dei cittadini. Solo allora, dopo aver provato diverse modalità di intervento, e dopo aver fatto esperienza diretta di cos’erano quei governi, tante persone hanno preso coscienza e hanno tirato su un’alternativa, trovandosi un personale politico nuovo, che viene dalle lotte… è come se ci fosse un tempo di assimilazione fisiologico.

Questo non vuol dire che in Italia dobbiamo per forza rifare tutte le tappe della Grecia o della Spagna. Ma vuol dire che di sicuro, dopo la disaffezione, ora che le riforme si stanno iniziando ad applicare anche da noi, si possono creare le condizioni per costruire una forza realmente alternativa...

Insomma, fa rabbia svegliarsi la mattina con De Luca presidente, con un partito razzista e fascista che incassa consensi al nord, con i cinque stelle come unica opposizione. Ma trasformiamo questa rabbia in intelligenza e in quella certosina pazienza necessaria a mettere su un'organizzazione politica credibile, che sia fatta da noi precari, lavoratori, disoccupati, studenti, che provenga dalle lotte, che parli una lingua chiara e dica quelle cose che tutti vorremmo fossero dette... Secondo noi questo è possibile. Ma si sa, noi siamo pazzi!

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