di Giovanni Castellano

“Se otto ore vi sembran poche provate voi a lavorare”. 

di Claudio Cozza

(Questo articolo è il primo di una serie di tre contributi su crisi economica, pandemia e impatto sulla produzione e sul lavoro in Italia e nel mondo)

di Salvatore Prinzi

In realtà non è una notizia. Il fenomeno è finito da mesi ed è stato tenuto in vita artificialmente, perché poteva essere utile a Repubblica per una spalmata di melassa ogni tanto.


È più facile immaginare la fine

del mondo che la fine del capitalismo

Scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante

Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose.

Di Spazio Catai


I giacigli per la notte

Le considerazioni che seguono muovono da un’angolatura ben delineata, quella della nostra esperienza politica a Padova, nel bel mezzo del Nordest leghista e produttivo, e dal dibattito che negli scorsi mesi ha riflettuto – dentro e fuori la nostra assemblea – sul rapporto tra volontariato e mutualismo.

Alcune riflessioni a partire dal discorso di Iglesias al Parlamento spagnolo 

di Roberto Evangelista


Da un po’ di tempo, non utilizziamo volentieri le categorie di destra e sinistra. Non perché crediamo che non esistano distinzioni o ideologie, tutto al contrario.


di Giuliano Granato


Negli ultimi due mesi negli USA si sono registrati 30 milioni di disoccupati, con un boom di 20,5 milioni in più nel solo mese di aprile. Un fatto clamoroso. E, allo stesso tempo, drammatico.

di Lucia Amorosi

Quando M. mi chiama per risolvere il suo problema, ha una voce calma e gentile: è preoccupata per il suo futuro, visto che come lavoratrice domestica non sa chiaramente cosa aspettarsi una volta cessata l’emergenza.

di Rosa Sica


La storia di Silvia Romano mi colpì particolarmente. A pochi giorni dal suo rapimento, quando era sulla bocca di tutti, e nessuno ci risparmiarò le sue boiate insulse, scrissi questo. Troppo lungo per gli standard di fb ma ero incazzata nera.

Scrivici, contribuisci

"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

IL BLOG DEI PAZZI

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