di Francesco Schettino

Caro Boris,

Noi non ci conosciamo, per fortuna (mia e tua), ma ho deciso di scriverti quando ho letto una dichiarazione che hai rilasciato proprio qualche ora fa e che mi è sembrata assai di rilievo. Io vivo a Roma, in Italia, oggi è una bellissima giornata primaverile di quelle che ti fanno quasi dimenticare il dramma che viviamo e che ci costringe ormai da più di un anno a privazioni quotidiane e a mille sacrifici che a volte non sembrano più sostenibili.

Però ho avuto la pessima idea di leggere le notizie nel pomeriggio, incontrando una notizia che riportava una tua frase così tradotta:

La ragione per cui abbiamo il successo del vaccino è grazie al capitalismo, grazie all'avidità, amici miei.

Allora tutte le illusioni della primavera e tutti i profumi degli alberi in fiore si sono d’incanto annullati e di nuovo la triste realtà è tornata a galla. Hai provato a scusarti, hai provato a chiedere di cancellare le tue parole. Il web ricorda tutto, dovresti saperlo. Ma né io né i parenti delle vittime e dei malati, né tanto meno i malati stessi hanno alcuna intenzione di dimenticare.

Anche perché sappiamo tutti, e molto bene, che queste sono idee che autenticamente si annidano sotto quel ciuffo pallido e stravagante che ti ricopre il capo. Tuttavia, con questa lettera, voglio aggirare le doverose accuse morali e permetterti di confrontarci su un piano concettuale. Tralasciando la citazione dell’ottimo Gordon Gekko in Wall Street - greed, for lack of a better word, is good - vorrei ragionare con te sull’altra parte della tua affermazione, quella, solo apparentemente, meno offensiva e controversa, che pone in evidenza una chiara e esplicita adesione ad uno schema ideologico. Secondo essa il capitalismo sarebbe la radice del successo del vaccino. Secondo me, invece, la situazione è esattamente quella contraria: è proprio il capitalismo la radice di tutti i problemi connessi alla pandemia che stiamo vivendo e ti spiegherò su quali punti si basa la mia tesi, se hai la pazienza di seguirmi.


1. Tu esulti, con la boria che ti è consueta, per aver passato per la prima volta, dopo tanto tempo, 24 ore senza registrare neanche un morto dovuto a Covid19. Benissimo, complimenti, ma non dimenticarti però che proprio il paese in cui vivi è quello che per molte settimane aveva il tasso di incidenza di contagi e morti più alto del mondo (e anche tu hai rischiato di far parte di queste statistiche) e, anche in termini assoluti, segue solo paesi con popolazioni molto più grandi della Gran Bretagna (Usa, Brasile, India). Gli animal spirits del grande capitale britannico per più di 13 mesi non hanno agito come dovevano? Le mani invisibili del mercato non sono riuscite da sole ad arginare una tragedia di questa portata neanche nella “liberissima” Gran Bretagna?

2. Cerchi di prenderti tutte gli onori di tali successi, dovuti, a quanto sembra, a una campagna vaccinale esemplare. Ma quello che mi viene da chiederti è: se è stato il capitalismo il motore di tutto ciò, come mai a oggi a livello mondiale solo il 4% della popolazione mondiale (poco più dell’1% con doppia dose) è stata vaccinata? Forse ci siamo distratti e il capitalismo nel frattempo è stato superato da un altro modo di produzione, rimanendone solo un residuo nei paesi anglofoni?


3. Alla fine dell’anno 2020, finalmente, anche grazie alla ricerca delle università e istituzioni pubbliche, sono stati creati almeno tre vaccini in occidente: Pfizer, Astrazeneca e Moderna. Da quel momento ad oggi sono morte centinaia di migliaia di persone e centinaia di milioni si sono ammalate. Presumibilmente questa triste contabilità andrà avanti almeno fino fine dell’anno. Se si era trovato il rimedio, perché non si è fatta una vaccinazione mondiale immediata? Questa volta la risposta te la fornisco io. E chiamo in causa proprio il tuo amato capitalismo perché i vaccini vengono prodotti e distribuiti come merci capitalistiche. Sono proprietà di Pfizer, Astrazeneca, Moderna, J&J che solo incidentalmente possono essere interessate all’uso che se ne fa. L’unica cosa importante, secondo le logiche del capitalismo, è vendere i vaccini e ricavarci profitti. Per cui, se le persone si ammalano e, ancora oggi, dopo più di tre mesi dalla creazione dei vaccini, muoiono a migliaia, la ragione risiede nella distribuzione degli stessi. Sono venduti, infatti, solo lì dove sarà conveniente e dove c’è domanda pagante. Al capitale non interessa proprio un fico secco di chi vive, chi muore, chi è intubato e chi soffre: cerca solo denaro in cambio di merce.

4. Avete votato, in ambito WTO, contro la liberalizzazione del brevetto infischiandovene dei tanti che stanno soffrendo e che hanno chiesto che i vaccini possano essere prodotti da tutti, senza limiti, per porre argine efficacemente a questa tragica sindemia. Ma tu, insieme ai rappresentanti di Usa, Europa, Australia e Brasile, contro quasi tutti gli altri paesi, hai posto il veto a questa possibilità. Questo è il volto del capitalismo che vi piace e poi non prendetevela se vi diciamo che avete le mani sporche di sangue.


5. Come mai, nonostante gli accordi (molto deboli, per carità) firmati da alcune imprese Big Pharma e le istituzioni europee, i vaccini non sono arrivati? Anche qui, te lo dico io, caro Boris. Perché voi, come il tuo gemello Biden, avete capito che chi prima esce dalla pandemia, maggiori possibilità ha di essere egemone nel sistema di capitale che si va plasmando. Avete evidentemente trattenuto i vaccini in patria, riassicurando quel legame tra stato ed economia tanto caro all’imperialismo (vedi Hobson, se non l’hai ancora letto).


6. Sai dove si trova Anagni? Immagino di no, te lo dico io. È una cittadina del Lazio, non distante da Roma, e alcuni giorni fa, non si è ancora capito il perché e come, nei magazzini Catalent Biologics hanno trovato quasi 30mln di dosi del vaccino AstraZeneca. In altri termini, nello stesso territorio che piange quotidianamente quasi 500 morti e decine di migliaia di nuovi contagiati, sono presenti le soluzioni del problema. Ma sai perché non possono essere usate? Proprio perché i vaccini sono di proprietà privata e dunque, come merce capitalistica, andranno lì dove renderanno di più. Contraddittoriamente, nello stesso territorio in cui le strutture lamentano la scarsità di scorte, sono presenti i vaccini in grande quantità, ma solo qualche chilometri più in là e chiusi a chiave dal padrone di turno. Questa è la logica del capitale, non fa una grinza, mi sbaglio Boris?

7. Scrivendo questa lettera non posso non far menzione delle limitazioni delle libertà individuali cui siamo costretti ormai da anni. A scuole chiuse, intere generazioni private di socialità e di istruzione corrisponde una attività produttiva che sembra non trovare interruzioni, a parte alcuni settori, come quello del turismo e della ristorazione evidentemente colpiti dalla pandemia. Non ti sembra perverso che per mesi è stata impedita la circolazione persino all’aria aperta o anche per avere dei semplici rapporti sociali, mentre per andare a produrre merce capitalistica non c’è stata di fatto alcuna limitazione? Hai ragione tu, non c’è proprio nulla di perverso, è nella logica del capitalismo che il profitto debba superare anche le barriere della pandemia, ove necessario.

8. Abbiamo un esempio nel nord Italia, esemplare, da questo punto di vista: in Lombardia, tra marzo e aprile del 2020 proprio la classe di cui sei espressione, nonostante l’epidemia corresse in maniera impressionante - ancora oggi è l’incidenza più alta del mondo - ha imposto di non chiudere le fabbriche di ogni tipo mandando al macello migliaia di lavoratori e mettendo a repentaglio le vite di famiglie e amici. Ci hanno detto che potevano rimanere aperte solo le attività strettamente necessarie ma poi abbiamo scoperto che invece solo un numero ridicolo di attività aveva realmente chiuso i battenti. Mentre l’epidemia correva nelle case uccidendo come non mai, #bergamoisrunning era lo slogan della Confindustria locale, pensa un po’. A chi addebitiamo dunque almeno una percentuale ampia di questa strage? Non ti sembra che anche qui il capitalismo abbia rivestito un ruolo cruciale?

9. Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma preferisco non essere troppo prolisso e ti invito a riflettere su quest’ultimo punto: secondo te, non è proprio la riduzione della biodiversità a aver favorito il salto di specie? Sono in molti, infatti, a sostenere che è proprio il modello di produzione capitalista a rendere più agevoli i fenomeni di zoonosi e che, per questa ragione, quello che stiamo vivendo non sarà che il primo dei fenomeni pandemici che vedremo nel prossimo futuro.

Concludendo: sei proprio sicuro che non è proprio il capitalismo ad essere il presupposto-posto di questa tragica pandemia?
Restando in attesa di una tua cortese replica ti saluto cordialmente
Francesco

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SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

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