di Giampiero Laurenzano

 

Quando ho sentito Draghi portare ad esempio la #Danimarca per quanto riguarda la Riforma Fiscale mi è corso un brivido lungo la schiena.

Forse non tutti lo sanno ma in Danimarca hanno il livello di evasione pro-capite più alto d'Europa ad eccezione dell'Italia che primeggia da sempre in questa orribile classifica.

In Italia ci attestiamo a 3.156 euro all'anno mentre la Danimarca si “ferma” a 3.027.

Ovviamente in questo calcolo non si tiene conto del potere d'acquisto e quindi i 3.156 euro evasi in Italia pesano di più dei 3.027 sottratti al fisco danese ma pur facendo le debite proporzioni quello della Danimarca non è certo un esempio virtuoso soprattutto se rapportato ai paesi “nordici” e scandinavi.

Io non credo che quella di Draghi sia una gaffe perché è uno che pesa sempre ogni singola parola.

Il suo è un messaggio preciso, sta dicendo al mondo del lavoro autonomo, all'imprenditoria (in particolare a quella piccola e media) di star tranquilli. Sta dicendo che non stravolgerà le cose, che si intensificherà la lotta all'evasione ma che non esagererà e il tutto sarà accompagnato da un piccolo abbassamento delle tasse.

Piccoli ritocchi senza mettere mano alla vera anomalia fiscale italiana:

"la forte evasione dei redditi da lavoro autonomo (evasi al 68 per cento, secondo le stime ufficiali)" come spiegava pochi giorni fa sulla voce.info il prof. Massimo Bordignon che non è propriamente un pericoloso sovversivo comunista.

Uniteci poi i folli regimi forfettari introdotti in questi anni, la ridicola tassazione sulle rendite finanziarie a prescindere dal reddito del soggetto, la mancanza di una qualsiasi tassa sui patrimoni e capirete che nel nostro paese le tasse le pagano quasi solo lavoratori dipendenti e pensionati.

Un'anomalia che rende tecnicamente impossibile qualsiasi miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro per la stragrande maggioranza delle italiane e degli italiani soprattutto se si pensa che i famigerati 209 miliardi del Recovery Fund verranno utilizzati per investimenti il cui ritorno è quanto meno incerto e comunque non nel breve.

Come ha dimostrato la pandemia qua c'è e ci sarà sempre più bisogno di aumentare la spesa corrente con il rafforzamento dei sussidi, con l'assunzione di personale sanitario, scolastico etc...

Se non si mette mano al fisco nel senso di far pagare chi non ha mai pagato, la situazione potrà solo peggiorare.

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SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

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