di Salvatore Prinzi

Avete visto Report di ieri sera? [puntata del 30/11/2020 NdR] 
Sarebbe facile dire, dopo aver visto la trasmissione, le responsabilità del Governo Italiano e del suo Ministro della Sanità nella gestione della pandemia - 55mila morti che meritano giustizia: SPERANZA DIMETTITI.


E sì in effetti: Speranza dimettiti! Fai ciao con la manina e a casa. D'altronde, ricordate perché Speranza, che non è medico, non ha mai avuto nella vita mezzo incarico o interesse che riguardasse quel mondo, è a capo di un Ministero così importante?
Fu un compromesso politico.


Settembre 2019, Salvini con la sua mitomania e la sua idiozia aveva fatto cadere il governo. Il Movimento 5 Stelle, poltronari al massimo, dovevano trovare un nuovo alleato per restare a galla. PD e LeU (microforza di "sinistra" liberale) ci stanno, anche se non c'è mezzo progetto di paese o convergenza, giustificando la loro voglia di tornare al potere con la retorica che "non possiamo far salire i fascisti".

A LeU bisognava dare, secondo la tradizionale logica dello scambio, una poltrona e quindi scelgono Speranza - non il più competente, ma un grigio burocrate, bravo ragazzo, persona prudente, mai una parola fuori posto...
Ovviamente dentro queste negoziazioni non era previsto che arrivasse una pandemia. Così come non era previsto che si mettesse davvero mano ai problemi della Sanità.

Si trattava, in puro stile italiano, di galleggiare, di fare accordicchi. Una mano lava l'altra e via.
Ma è proprio questo il problema, per cui serve vedere Report e non basterebbero le dimissioni di Speranza (di cui comunque va ricordata l'invisibilità di questi mesi, salvo scrivere durante l'estate un libro autocelebrativo, in cui lodava la gestione italiana della crisi - libro che non a caso è stato ritirato prima della seconda ondata).

Il problema è tutto il sistema Italia. Non è possibile che si continui a ragionare così.
Non è possibile che un piano pandemia venga copiato uguale dal 2006 per pressapochismo e disinteresse, perché nessuno controlla, perché nessuno paga mai.
Non è possibile che non si ragioni mai in termine di previsione e di prevenzione.
Non è possibile che non si PIANIFICHI ma si viva alla giornata, attivandosi solo quando c'è uno scandalo.
Non è possibile che in quasi tutti gli organi dirigenti ci siano incompetenti che fanno capo alla politica, e che i competenti, che pure ci sono, siano isolati.

Già Gramsci cent'anni fa denunciava questo carattere italiano, questa irresponsabilità diffusa, questo stato di Pulcinella, fatto di cordate in lotta fra loro, piccoli satrapi e burocrati buoni per ogni stagione.
Serve un progetto radicalmente diverso di paese.

Serve una forza politica che sappia ragionare fuori dalle logiche di emergenza o corporative, che sappia mobilitare il personale sanitario - veri eroi di questa situazione, tanti di loro morti LAVORANDO - e muoversi badando SOLO ED ESCLUSIVAMENTE agli interessi popolari.
Senza regali ai privati (non solo cliniche e ospedali, ma anche cooperative che ormai gestiscono i servizi nel pubblico)...
Basta inseguire il meno peggio, basta accontentarsi, basta sostenere questo Governo perché "sennò ci sono Salvini e Meloni" (peraltro, fossero andati al governo nel settembre 2019, non duravano sei mesi), basta confidare su "brave persone"!
Serve ORGANIZZAZIONE POLITICA, capace di fare controllo popolare, di formare quadri, di dare un'impostazione collettiva e rigorosa al lavoro nel pubblico.

Tutto il resto o è inutile o è un passo verso il disastro.

PS: In Guida galattica per gli autostoppisti "So long, and thanks for all the fish" è il messaggio lasciato dai delfini al loro abbandono del pianeta Terra, poco prima che questo venga demolito. Come i delfini dovremmo essere intelligenti e abbandonare anche noi alla distruzione questo vecchio mondo politico!

 

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SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

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