Willy Duarte è stato ucciso da due mostri.
Willy Duarte è stato ucciso dall’MMA
Willy Duarte è stato ucciso da una bravata.
Willy Duarte è stato ucciso dal fascismo.
Willy Duarte è stato ucciso da un errore.
Willy Duarte è stato ucciso da due bravi ragazzi.
Willy Duarte è stato ucciso dal razzismo.
Willy Duarte è morto.
 
Lo si può scrivere in mille modi, ma la vita interrotta di Willy non cambia. Resta fissa lì, radice di una tristezza infinita, che si declina nel desiderio morboso di fissare su carta una ragione che soddisfi tutti.
 
 
E’ buffo che in tutta questa vicenda, ciò che muta indisturbata, è la natura di quei due giovani, descritti come mostri fascisti e razzisti, picchiatori seriali, criminali, animali. Belve. Figli di qualcuno, ma non di certo nostri.
Che cosa sono veramente?
Razzisti. Semplicemente. Dicono all’inizio tutti.
 
E tra le pagine dei giornali leggi. Trovando parole e descrizioni, soprattutto sul corpo di Willy. E’ una battaglia di foto, di muscoli, di tatuaggi, di toraci nudi e di pugni chiusi contro un corpo esile, che viene descritto come fosse quello di una “femmina” o di un bambino. Magro, sottile, indifeso.
Mi dico mentre leggo, che anche Willy era un uomo, proprio come i suoi aggressori, ma questa narrazione non fa comodo ai giornalisti. Serve un uomo bambino, che faccia presa sul cuore della gente, che convinca tutti di essere esenti dall’esercizio di quella furia contro i neonati. Serve l’infanticidio di un adulto di 21 anni, che lavorava e anche sodo, per aiutare la famiglia e costruirsi qualcosa che fosse tutto suo. Per una volta.
 
Ma io all’infanticidio di Willy Duarte, non ci credo.
Io all’infanticidio di un uomo bambino nero, ucciso solo perché “immigrato” non ci credo.
Io a quella violenza, che viene definita fascista, che si può subito incatenare e buttare in un pozzo, non ci credo.
 
Razzismo e fascismo? Esistono, è certo. Come è certo che quei ragazzi, amici della destra e delle mazzate sicure, non si saranno di certo fatti troppi problemi ad odiare gratuitamente, durante la loro sciagurata esistenza.
Ma condannarli alla bestialità eterna, è troppo semplice. Troppo. Ci assolve tutti dai nostri peccati collettivi e siamo al sicuro. Al sicuro dall’oscurità che ci definisce come genere, e che in buona parte, dà un senso all’essere maschi, Uomini e Padroni, nella società che ci siamo costruiti.
Si. I fratelli Bianchi non sono solo razzisti o fascisti. I fratelli Bianchi riassumono un certo modo di essere maschi, che tiene insieme, in maniera inquietante e terribile, gli atteggiamenti razzisti e fascisti. E li abbiamo dentro tutti, perché ci siamo dentro tutti, che lo vogliamo o no.
 
Quante volte viene insegnato ai ragazzini che essere uomini significa rispondere sempre ad uno schiaffo con uno schiaffo? Che l’affronto si punisce con la violenza. Che la vendetta è l’unica via percorribile. Che Patria e "amare il proprio Paese" significa temere tutto ciò che viene da fuori, fuori. Ossia odiare gli stranieri, sentirsi minacciati dalla loro mascolinità, mettendo in mostra la propria, con la “difesa delle proprie donne? Ovunque mi giri, una donna che sta con un uomo nero è una donna che dai maschi viene considerata sporca, viziosa. E’ una traditrice della sua razza, perché razza significa onorare i propri maschi, farli sentire ancora più maschi, apprezzarli per il proprio corpo, per la propria forza. E non bisogna essere dichiaratamente fascisti o razzisti per sentirsi battere dentro tutte queste cose. E’ questo che rende un maschio, maschio.
 
Anche la giustizia letta e ascoltata, che parla di stu*pro in carcere, impiccagione, pestaggio in pubblica piazza, pena di morte, l’evirazione è la giustizia di un certo modo di essere maschi e Uomini. E quel modo lì, mette in pericolo tutti. Mette in pericolo una donna che dice di no, e che viene presa con la prepotenza, perché essere prepotenti è sintomo di virilità. Mette in pericolo una persona non bianca, perché la Patria è mia e decido io. Mette in pericolo gli omosessuali, perché loro non sono veri uomini, ma una negazione del principio della mascolinità. Mette in pericolo chiunque non rispetti i canoni dell’uomo grosso, alto, muscoloso, che con il suo corpo ti minaccia, ti mette paura. Ti fa stare al tuo posto.
 
Non ci porterà da nessuna parte chiederci se i fratelli Bianchi fossero razzisti o solo violenti. Perché tutta la brutalità che si portano dietro, è la brutalità che ogni maschio che sia cresciuto in una società patriarcale, si porta dentro. Ma non siamo pronti ad accettarlo. Perché farlo significherebbe ammettere che questo modo di essere maschi, di essere bianchi, di essere italiani, è un modo che non fa altro che nutrire e coccolare la violenza atavica che ha ammazzato Willy.
 
Allora io lo accetto. Accetto tutto. Accetto che Willy non ci sia più. Accetto che la sua vita sia scivolata finita tra il disinteresse generale. Accetto che a ucciderlo sia stata la brutalità di ragazzi giovanissimi, vivi da poco, è già carichi del maschilismo appartenuto ai nostri nonni, ai nostri trisavoli e a tutto ciò che esisteva prima di noi. Accetto che in questa società, il razzismo e il machismo, siano due facce della stessa medaglia, che possono sfociare nel bullismo, nella violenza carnale, nelle microaggressioni sui luoghi di lavoro, non solo se sei nero, ma anche se sei una donna o sei gay.
Accetto la fatica che proverò, quando mi verrà detto che i fratelli Bianchi erano solo degli animali, quando invece sono umani, deviati, sprecati, falliti. Accetto che la loro violenza è la nostra. Che una scintilla della loro violenza, era in mio padre, nel fratello che non ho mai avuto, nel ragazzo che una volta mi ha tirato un ceffone, nell’uomo che mi ha chiamata neg*ra. Accetto tutto. Perché solo prendendomi la responsabilità di cancellare dalla faccia della Terra, la cultura, e non gli assassini di Willy, potrò ritenermi viva. Umana.
 
A me, mamma ha insegnato che i mostri non esistono. Ma che al contrario esistiamo noi, che ci inventiamo le favole, e che per qualche assurda ragione, finiamo con l’avere paura di quello che creiamo.
 
Paura io continuo ad averne. Anche nella parola del padre, che scuote suo figlio dicendogli “sii uomo”.
Paura è quella singola domanda: A quale tipo di uomo, il Padre Eterno si sta appellando?
Forse se saremo capaci di essere sinceri, sapremo infine. Che cosa sono i Fratelli Bianchi e chi era veramente, quel sorriso incosciente, chiamato Willy Duarte.

Scrivici, contribuisci

"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

IL BLOG DEI PAZZI

CookiesAccept

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand