di Giuseppe Aragno

Riprendiamo volentieri dal Blog di Giuseppe Aragno

 

Quando leggo che una Corte d’Appello inglese ha ordinato alle Autorità competenti di restituire la cittadinanza negata a Shamima Begum, che aveva scelto di aderìre all’Isis, non posso fare a meno di pensare al caso di Maria Edgarda Marcucci, la giovane ragazza romana che ha fatto una scelta uguale e contraria: è andata a combattere contro l’Isis per la libertà dei Curdi e quella di genere, garantita con forza dalle loro istituzioni autonome femminili.


Con una felice definizione – “l’internazionale della montagna” – Gaetano Arfè, partigiano e storico di indiscusso valore, descrisse la presenza di combattenti stranieri che nella sua formazione partigiana, sui monti della Valtellina, onorò la causa della democrazia, opponendosi armi in pugno alla barbarie nazifascista.  Era il suo modo di dire che la libertà non ha patria, religione o colore della pelle e che la Repubblica antifascista nacque poi anche dal sangue versato da quei suoi coraggiosi compagni stranieri: disertori tedeschi, passati da Hitler ai partigiani, slavi e americani di ogni colore, che si unirono volontariamente agli italiani per amore di libertà.


Fa male dirlo, Presidente, ma quella Repubblica rischia di cambiare la sua natura e morire; potrebbero ucciderla magistrati e funzionari che, dopo avere giurato federtà alla Cotituzione, la stanno pugnalando alle spalle, come avrebbero fatto i repubblichini con i partigiani dell’Internazionale della montagna.
Fascisti sono infatti nello spirito e nella sostanza i provvedimenti adottati a danno di Maria Edgarda Marcucci, che per le autorità della Repubblica è “socialmente pericolosa”.

Sequendo il filo logico che ispirò il codice fascista, ancora vigente purtroppo nella Repubblica antifascista, un Tribunale italiano ha decretato per lei misure che costituirono un fiore all’occhiello dell’Italia mussoliniana; misure perfezionate purtroppo e confermate due volte nel 1956 e nel 2011 da un Paese di “senza storia”; Maria Edgarda Marcucci è stata condannata alla “sorveglianza speciale” che si applica in genere ai mafiosi e che i giudici non dovrebbero studiare sui codici, ma sui fascicoli dei perseguitati politici dell’Italia fascista, custoditi a Roma, nell’Archivio Centrale dello Stato.


In conseguenza di questo provvedimento, oggi Eddi vive come fossimo tornati ai tempi in cui si arrestavano Gramsci, Pertini e Rosselli: privata della libertà e di buona parte dei diritti civili: non può partecipare a riunioni, non può esprimere opinioni, non può spiegare le ragioni della sua scelta  e sarà praticamente agli arresti domiciliari dalle 21 alle 7 per i prossimi due anni,.
Tutto questo dovrebbe suscitare indignazione, ripulsa e protesta, ma accade invece purtroppo nel silenzio complice della quasi totalità dei giornalisti, degli intellettuali e dei politici. Spiace dirlo, ma chiuso nel silenzio è stato sinora anche lei, Presidente, garante della legalità repubblicana.


Per scuotere coscienze, per tirare un sasso nell’acqua putrida in cui rischiamo di affondare, è necessario allora che qualcuno, anche uno sconosciuto come me, trovi il coraggio di dirglielo chiaramente: quello che sta accadendo è una vergogna; è qualcosa da cui dovremmo prendere tutti le distanze. Tutti nessuno escluso.
Glielo dico con rispetto, ma glielo dico, perché me lo impone la coscienza con la quale non è possibile scendere a patti vergognosi: dopo la sentenza della Corte d’Appello inglese, il silenzio del Quirinale mi sconcerta.

Giuseppe Aragno

 

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

IL BLOG DEI PAZZI

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