di Chiara Capretti

 

Non si può più sentire questa storia dei centri sociali. Il discorso pubblico di Salvini e anche del PD, cerca sempre di banalizzare ogni contestazione relegandola a questi misteriosi balordi dei centri sociali, persone avulse dalla società che praticamente per professione fanno un'unica cosa, manifestazioni violente spostandosi in giro per tutto il paese. Se non fosse un'affermazione ridicola utile solo a marginalizzare chi protesta e a scoraggiare ogni ragionamento, sarebbero quasi delle figure romantiche, pronte ad aggredire il potere in ogni luogo si manifesti il suo opportunismo.

Si potrebbero descrivere tante manifestazioni, presidi in cui si è contestato Salvini per guardare la composizione sociale di quelle mille piazze, ma partiamo dai fatti di ieri a Mondragone, che sinceramente mi hanno lasciato stupefatta.

1) A Mondragone non esiste nemmeno un Centro Sociale. Gli organizzatori della protesta sono ragazzi che lavorano, come tanti, facendo i pendolari, con contratti precari. Amano la loro terra, sognano un futuro diverso per tutto il litorale Domizio, maltrattato da decenni di devastazione e sfruttamento. Non avevano mai fatto politica prima ma hanno interpretato con coraggio un sentimento popolare diffuso: non accettiamo sciacallaggi in un momento del genere.

2) Fino a due giorni prima del comizio, infatti, non sapevano nemmeno se fare un presidio fisico, perchè era da una vita che non si protestava, non sapevano quanta gente poteva mai venire a un appuntamento del genere. Hanno osato farlo e la risposta è stata strabiliante, questa era la vera notizia di ieri.
Una marea di giovani e giovanissimi, ma anche di anziani ha riempito e travolto quella piazza. I numeri già parlavano chiaro, centinaia di persone che non volevano Salvini e a stento 20 altri che lo aspettavano (di cui vari non erano nemmeno di Mondragone). Il dado era tratto, perchè mai far scendere Salvini dalla macchina in una situazione del genere?

3) E così la Questura ha fatto la scelta più folle in assoluto. Ha pensato di gestire la volontà popolare con la violenza e, di fronte a una folla che urlava, cantava, mostrava cartelli di denuncia, hanno scelto di caricarci, più volte, immotivatamente.
Ma era troppo tardi, eravamo davvero tanti. Era un'emozione che non provavo da tanto tempo, la forza che viene da un'energia collettiva che esprime una sola voce. Così Salvini alla fine rientra in macchina e se ne va, saltando anche l'appuntamento per l'aperitivo.

4) Un'ultima cosa. Sui temi dell'antirazzismo ormai anche tanta gente che si dichiara di "sinistra" ha ceduto, evita di parlarne, perché mica porta voti parlare degli immigrati?
Bene, come sempre le classi popolari fortunatamente stanno avanti. Ieri i Mondragonesi in ogni intervento, in ogni chiacchierata, una cosa proprio non la sopportavano e ci tenevano a ribadirla sempre: Mondragone è una città da sempre multiculturale, non abbiamo problemi coi bulgari che fanno i braccianti a pochi euro l'ora, semmai con l'imprenditoria criminale che sfrutta loro, noi e i nostri territori, inquinandoli e sottraendoli all'uso pubblico. Questa imprenditoria è andata a braccetto tanto col centrodestra che col centrosinistra, lo sapevano tutti, fin troppo bene.

Il cartello del signore in foto, dice tutto. La polizia ieri nella carica ha cercato di spaccarglielo continuando a manganellarlo più e più volte. Lui però non scappava, non arretrava.

Ecco, questo diceva quella piazza: "ci siamo stancati di arretrare, di stare fermi e zitti perchè dovete parlare sempre voi!"

GRAZIE MONDRAGONE

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SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

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