Pubblichiamo l'intervento di Giuliano Granato all'iniziativa che si è tenuta il 5 giugno all'Ex Opg. L'emergenza sanitaria in Campania, come in tutta Italia, è stata caratterizzata da una gestione che ha messo a repentaglio la salute dei cittadini, che non ha saputo e non ha voluto investire sulla medicina territoriale e l'assistenza domiciliare, ma ha preferito costruire cattedrali nel deserto, a discapito anche di chi, come i medici e gli infermieri, si è trovato davvero a fronteggiare con il proprio corpo un'emergenza mai vista prima d'ora. 

Ma l'emergenza vera, lo sappiamo, è la speculazione sulla sanità, la gestione privatistica del diritto alla salute, e il profitto e le clientele che ormai proliferano attorno a un diritto fondamentale, che ha a che fare con la nostra stessa sopravvivenza. 

di Giuliano Granato

 

Le parole di Emma: atto d'accusa e speranza di trasformazione

Parto dalle parole di Emma e spero che tutte e tutti ce le siamo impresse nella memoria e stampate nel cuore. Quella di Emma non è solo “testimonianza”; è un feroce atto di accusa. Un’accusa contro chi, raccontando bugie, ha lasciato morire abbandonati a loro stessi, non solo i cari di Emma, ma tante altre persone.

Non si dica, che le sue parole sono uno “sfogo”; se Emma ha accettato di condividere con noi il suo dolore, quello di tutta la sua famiglia, è perché intravede una speranza. La speranza è che le parole con cui racconta la storia dei suoi zii abbiano la forza per impedire che domani possa succedere ancora, a qualcun altro. E noi dobbiamo essere all’altezza, dobbiamo raccogliere questo grido, farlo nostro, urlare anche noi “mai più” e però organizzarci anche, affinché davvero questi drammi non tornino a ripetersi.

 

Atto d'accusa: tamponi, assistenza domiciliare, rete sanitaria territoriale

Quello di Emma è un feroce atto d’accusa perché non chiama in causa una mela marcia, l’errore individuale, ma mette nel mirino il servizio sanitario regionale o, meglio, quel che ne resta dopo che De Luca ci ha messo le mani.

Nello specifico: tamponi, assistenza domiciliare, una rete territoriale capace di rispondere al bisogno di salute della popolazione; tutto quel che serve già in tempi normali – e a maggior ragione in tempi di pandemia – non c’era.

Emma e la sua famiglia non hanno trovato nulla di tutto ciò quando ne hanno avuto bisogno. E il mondo per loro è crollato. La situazione, a tre mesi di distanza, è cambiata? No.  È esattamente la stessa: non era possibile fare il tampone allora, non lo è stato in seguito e purtroppo non lo è nemmeno adesso!

 

De Luca se la canta da solo

Dopo aver ascoltato storie come queste appare ancora più indecente che a De Luca sia permesso per tre mesi di parlare da solo. Monologo dietro monologo. Mai una domanda, mai l’insinuazione di un dubbio. Solo lui nelle sue dirette FB che sciorinava i meriti della Regione Campania, si vantava di tutto e di più e descriveva un paradiso che per noi, persone normali, non esisteva prima, non è esistito durante la fase più acuta della pandemia, e non esiste ora. Ma davvero pensiamo che questo spettacolino sia degno di un Paese democratico e civile?

 

Confronto Pap - De Luca e record campani

Lo sfidiamo. Ci piacerebbe un confronto tra Potere al Popolo e De Luca. Così finalmente possiamo mettere a confronto le classifiche. Perché De Luca ha ragione quando dice che la Campania può vantare tanti record. Ad esempio quello della peggior ferrovia d’Italia, la Circumvesuviana, con 1.634 corse cancellate nei primi 6 mesi del 2019 e il dimezzamento delle corse (da 500 a 296) negli ultimi 15 anni.

 

Non va meglio se rimaniamo sulla sanità, e anche qui negli anni della Presidenza De Luca e in quelli da Commissario Straordinario le cose non sono migliorate:

La Campania è ultima per speranza di vita alla nascita.

La Campania è la prima regione per mortalità materna.

Caserta è la provincia italiana col più alto tasso di mortalità infantile.

La Campania è la regione con maggior quota di privato su tutto il territorio nazionale.

La Campania è all’ultimo posto per mortalità evitabile, vale a dire per decessi legati alla scarsa qualità dei servizi sanitari.

 

Ospedali chiusi o ridimensionati: "desertificazione sanitaria"

Qualità scarsa e quantità sempre minore, anno dopo anno. Per restringere il campo solo su Napoli… Ascalesi: chiuso! Annunziata: chiuso! San Gennaro: chiuso! Incurabili: chiuso! Pellegrini: ridimensionato! Loreto Mare: ridimensionato! San Giovanni Bosco: ridimensionato! San Paolo: ridimensionato! 

 

Abbiamo spesso parlato, per la nostra Regione, di “desertificazione industriale”, con le grandi industrie che prendevano armi e bagagli e se ne andavano, con la complicità e l’inanità della classe dirigente nazionale e locale. Dovremmo cominciare a parlare di “desertifiazione sanitaria”, e a rischio non ci sono solo i posti di lavoro, ma la nostra salute e le nostre stesse vite!

 

E quello che la pandemia ha messo in rilievo è che serve proprio il modello opposto a quello che De Luca ha costruito finora: se lui vuole pochi ospedali di qualità – sempre ammesso che poi lo siano – e poi il deserto, noi, anche sulla base dell’esperienza degli ultimi mesi, crediamo invece che serva più medicina territoriale, centri medici nei quartieri, una politica della prevenzione che permetta di rispondere al bisogno di salute prima che la situazione si aggravi e prima che si sia costretti ad andare in un ospedale.

 

Zero trasparenza, altro che zero cafoni!

E ancora: qual è secondo voi la Regione meno trasparente dal punto di vista di preparazione e diffusione dei dati relativi ai tempi d’accesso alle prestazioni sanitarie? Ovviamente la Campania, che vince la palma della speciale classifica “Zero Trasparenza”. Il bello sapete qual è? Che la legge prevede l’obbligatorietà della pubblicazione di questi dati.

 

L’altro giorno, quando siamo stati in presidio dinanzi all’Ospedale del Mare, per denunciare che il Covid Hospital lì costruito è stato un monumento alla campagna elettorale di De Luca, uno spot fatto coi soldi nostri e non nel nostro interesse, ci ha fermati Antonio, un signore che aveva accompagnato lì la moglie per un’operazione per cataratta. Sapete quanto aveva dovuto aspettare? 2 anni!

 

 

[nella foto: una delle tante passerelle di De Luca nei Covid Center regionali]

Emigrazione sanitaria

E non finisce qui. A fine aprile De Luca dichiarava: “La verità è che la migliore sanità è in Campania, non altrove, perciò basta con i trasferimenti in altre regioni”.  Quasi come fosse uno sfizio dei cittadini e delle cittadine. Come se al Nord in ospedale ci andassimo a fare le vacanze… Vai a vedere che il bonus previsto ora dal governo noi campani lo possiamo utilizzare pure per un bel weekend in ospedale! E anche qui, mentre pronunciava queste parole, soffiando sul fuoco dell’orgoglio, non c’era nessuno che gli chiedesse di rendere conto. Zero domande e lo show di De Luca è andato avanti.

 

"Cura Ludovico" vs. realtà

Se mettiamo una dietro l’altra le cose che ci siamo detti finora, abbiamo un effetto straniante. C’è qualcosa che proprio non va. Per tre mesi siamo stati sottoposti a una specie di “Cura Ludovico” in cui De Luca ci ripeteva costantemente che tutto va alla perfezione nel migliore dei mondi possibili. Oggi comincia a emergere la divaricazione tra la fiction “deluchiana” e la verità. E se la verità viene fuori è grazie al coraggio di lavoratori, di giornalisti di inchiesta e di semplici cittadini e cittadine che, malgrado il timore, malgrado la necessità di superare le incombenze quotidiane, hanno parlato, denunciato, non sono stati zitti.

Potere al Popolo deve essere la casa di chiunque abbia la forza di denunciare il marciume del sistema De Luca. Perché Potere al Popolo, prima ancora che organizzazione politica e sociale, è una comunità che ha al centro il valore del prendersi cura l’uno dell’altro, dell’aiuto reciproco, del mutuo soccorso. 

 

E finiamola coi discorsi sempre giusti e però sempre troppo generici, che descrivono magari bene lo stato dell’arte ma che quando si arriva al tema delle responsabilità, rendono il tutto estremamente impersonale. I responsabili del sistema in cui viviamo, della sua perpetuazione, hanno nomi e cognomi. E allora bisogna pronunciarli. Non a caso il titolo dell’iniziativa di oggi è “Smascheriamo De Luca”. E come lui responsabili sono coloro che hanno cogestito la Sanità: dal direttore generale dell’ASL Na1, Verdoliva, passando per Nello Mastursi, condannato in primo grado nel processo sulle nomine nella sanità regionale, braccio organizzativo deluchiano.

 

 

De Luca ha consensi ma potrebbero sbriciolarsi. Ha paura

E guardate che se è vero che la fotografia ci restituisce un De Luca che fa incetta di consensi – anche perché chi lo criticava fino a ieri sembra esser stato folgorato sulla via di Damasco – è tutt’altro che certo che questi consensi possano durare a lungo. La parabola di Renzi o Salvini è lì a dimostrare che si può crescere molto rapidamente, ma si può anche crollare rovinosamente. Perciò De Luca ha paura, è un guappo di cartone. Vuole correre verso le elezioni, vuole che siano il prima possibile perché teme che col tempo possano emergere le sue responsabilità, che i consensi si sbriciolino, che la polvere che sta nascondendo sotto il tappeto venga alla luce.

 

Noi e De Luca: controllo popolare vs. abolizione abuso d'ufficio

Non è un caso che sia tornato alla carica per l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. È qui che emerge una differenza abissale tra “noi” e la cricca di De Luca: lui vuole abolire il reato d’abuso d’ufficio per avere le mani libere; noi vogliamo invece organizzare il controllo popolare – su ogni fronte e da ogni tribuna possibile: società, economia, politica e anche istituzioni – perché altrimenti tutto ci sembrerà “fatalità”, “inevitabile”. E invece no. Invece, dobbiamo organizzarci affinché la nostra volontà, la nostra voce, la nostra intelligenza possano rompere questo circolo vizioso di rassegnazione e fatalità e costruire un futuro diverso.

 

Le energie espresse dal nostro popolo durante la pandemia

Guardate che è tutt’altro che impossibile. La pandemia ci ha rivelato anche le immense energie che riposano in seno al nostro popolo. In tutta la Regione (e non solo) sono nate reti di solidarietà popolare, che hanno distribuito pacchi alimentari a chi ne aveva bisogno, ben prima e molto meglio delle istituzioni stesse; allo stesso tempo si è praticato il controllo popolare sui “buoni spesa” imponendo l’allargamento dei criteri e cercando di impedire che si trasformassero nell’ennesimo canale per la costruzione di qualche clientela. Lavoratori e lavoratrici stanno dando battaglia, si stanno organizzando, a volte dal nulla. Esistono comitati contro la chiusura di ospedali, per la sanità pubblica, capaci già oggi di elaborare piani regionali.

 

De Luca e i morti viventi: Mastella

Esistono energie immense e De Luca e la classe dirigente agiscono come tappo. Noi dobbiamo far saltare questo tappo. Basta andare a vedere chi sono quelli che appoggiano De Luca: Pomicino, De Mita, De Palma… Gente che già faceva danni all’epoca della Prima Repubblica, figuriamoci ora! Nella riunione di mercoledì pomeriggio tra il braccio destro di De Luca, Bonavitacola, e tutti gli alleati alle prossime elezioni regionali c’è stato chi ha detto: “Noi qui siamo l’unica novità”. Era Mastella!!! Cioè, Mastella che si associa alla parola “novità”. È un po’ come se dicessimo “Salvini antirazzista”. Per dare credibilità a questo carrozzone non ci vogliono “coraggiosi”, ci vuole proprio stomaco!

 

Diciamocelo: abbiamo diritto a qualcosa di più. Anzi, a molto di più. Potere al Popolo!

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SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

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