23 ottrobre protesta a napoli contro deluca coronavirus

Ero in piazza a Napoli stasera.
Non volevo scrivere nulla perché su FB si finisce a fare le tifoserie e la situazione - sociale e sanitaria - è complessa e delicata. Però sto leggendo in rete cose inaccettabili e vorrei provare a far capire, anche fuori Napoli, cos'è successo, rispondendo alle domande più comuni.
Cercherò di essere obbiettivo al massimo, poi ognuno si fa le sue opinioni. Abbiate un po' di pazienza.

di Salvatore Prinzi

A marzo siamo stati sorpresi. La prima reazione è stata la paura. Si tendeva a giustificare la politica perché c'era un evento inimmaginabile, mondiale.
Come nelle guerre, si chiedeva innanzitutto stabilità. Chi poneva problemi, chi non obbediva, chi osava andare a correre, era un nemico. Ci si stringeva al potere perché era l'unico che ci poteva salvare. Siamo stati disciplinati.

di Giuliano Granato

La fiscalità di vantaggio sarà un fallimento per il popolo del Sud; serve un vero “Piano per il Lavoro”.
Quale destino per il Sud Italia? Quali progetti per invertire la rotta, superare la frattura storica col Nord? In questi mesi se n’è finalmente parlato, ma non c’è stato un vero dibattito. Gli articoli sulla stampa, le interviste ai politici, finanche le sortite elettorali, rasentavano un unanimismo che mi ha lasciato basito.

TORNA RADIO QUARANTENA!


Il 7 ottobre 2020 è stata inaugurata la seconda stagione di Radio Quarantena. La Radio che ci ha accompagnato durante i mesi del lockdown ritorna con una nuova redazione, ben 16 collaboratori e moltissime rubriche settimanali.

di Salvatore Prinzi

Mi hanno colpito molto positivamente le reazioni al nostro risultato delle regionali, soprattutto se paragonate al 2018. Credo sia utile socializzare questo dato perché è politico.

di Maurizio Donato

Un  gruppo internazionale  di  ricerca cui collaborano studiosi di paesi e  laboratori diversi ha redatto  recentemente  un   rapporto  dedicato  a  quantificare  gli  effetti  di  due  diverse strategie utilizzabili per distribuire un eventuale vaccino anti COVID-19.

Nel loro lavoro gli autori utilizzano un Global Epidemic and Mobility Model (GLEAM), per studiare l'effetto di diverse modalità di allocazione del vaccino alla popolazione mondiale.

 

A proposito del libro "Crisi, disuguaglianze  povertà. Le iniquità strutturali del capitalismo da Lehman Brothers alla Covid-19", di Francesco Schettino e Fabio Clementi, La città del Sole, 2020

 

di Francesco Schettino e Fabio Clementi

 

Il modo di produzione del capitale, che ci piaccia o no, è un sistema che si basa principalmente su due elementi chiave: il primo è quello di trarre la sua stessa esistenza dallo sfruttamento della forza lavoro e dunque da una lotta di classe che combatte quotidianamente (con esiti assai vantaggiosi); il secondo è negare tutto ciò, presentando il proprio come un sistema economico in cui il profitto è il risultato e la misura di sforzo e rischio imprenditoriale (o anche della presunta scarsità del capitale, a seconda della teoria adottata) negando altresì l’esistenza stessa delle classi (e dunque il loro movimento conflittuale) che, secondo gli apologeti di tale paradigma, sono un fenomeno storico comune a tutte le forme precapitalistiche che ha terminato di esistere al più tardi nel secolo XIX.

di Chiara Capretti

Ali Muhammad Zahir Al Oraney era nato a Beit Nuba in Palestina, l'8 luglio del 1959. Sul suo passaporto c'era scritto Giordania perché prima dell'ANP l'amministrazione era giordana e non si riconosceva ancora un'entità palestinese.
Aveva solo 8 anni quando, nel 1967, lui, la sua famiglia e tutti gli abitanti dei tre villaggi dell'area (Imwas, Yalu e Beit Nuba), anziani che a malapena camminavano, mamme con bambini piccoli senza acqua e cibo per giorni, furono costretti a fuggire dai bulldozer israeliani, senza poter raccogliere gli effetti personali, nemmeno le scarpe.

di Giuliano Granato

 

Quando ero piccolo e seguivo i dibattiti televisivi post-elettorali c’era una cosa che proprio mi dava sui nervi: non c’era mai nessuno – nessuno! – che dicesse che era andata male. Nessuno usciva sconfitto, erano tutti vincitori. Ma proprio tutti, eh!

Quando ci diciamo che dobbiamo essere diversi da chi infesta le nostre vite credo si debba partire anche da qui. Con onestà e rigore estremi. Ma senza correre il rischio di oscillare tra esaltazione e depressione, tra il “siamo fortissimi” e “non c’è più speranza, è tutto finito”.

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RADIO QUARANTENA

SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

RADIO QUARANTENA

"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

IL BLOG DEI PAZZI

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