di Giuseppe Aragno

 

Non è un caso che la strage di Pietrarsa si verifichi poco meno di un anno dopo i fatti dell’Aspromonte e il ferimento di Garibaldi, che durante la sua breve «dittatura» aveva consentito la nascita delle prime associazioni operaie; un peso in quegli eventi tragici, del resto, ce l’ha anche l’estensione della Legge Casati al neonato Regno d’Italia; nonostante i suoi forti limiti, infatti, essa costituisce un primo e sia pur debole tentativo di alfabetizzazione di massa.

di Claudio Cozza

Questo articolo è il terzo di una serie di tre contributi su crisi economica, pandemia e impatto sulla produzione e sul lavoro in Italia e nel mondo

Come detto nel primo articolo di questa serie, è fondamentale iniziare le nostre analisi studiando la produzione industriale. Come detto poi nel secondo articolo, da più di un secolo ciò significa studiare l’organizzazione mondiale della produzione e come essa attraversa il nostro e tutti gli altri stati-nazione; anche al fine di capire se questa “base nazionale” conti ancora al tempo della globalizzazione e del capitale transnazionale.

 
 
Ieri [22 Luglio] ero alla Questura di Napoli per ritirare il permesso di soggiorno di mia sorella, presumibilmente nello stesso giorno in cui è stata scattata la foto che ha fatto "commuovere il web".
Era pieno di gente che accalcata davanti alle porte della Questura, chiedeva di essere ricevuta, mentre un agente in divisa urlava con le vene alla gola contro una cinquantina di persone che non accennava a fare un passo indietro.
 

di Giuseppe Aragno

Riprendiamo volentieri dal Blog di Giuseppe Aragno

 

Quando leggo che una Corte d’Appello inglese ha ordinato alle Autorità competenti di restituire la cittadinanza negata a Shamima Begum, che aveva scelto di aderìre all’Isis, non posso fare a meno di pensare al caso di Maria Edgarda Marcucci, la giovane ragazza romana che ha fatto una scelta uguale e contraria: è andata a combattere contro l’Isis per la libertà dei Curdi e quella di genere, garantita con forza dalle loro istituzioni autonome femminili.

di Salvatore Prinzi

Oh ma che è sta depressione?

Io ricordo che tornai dal G8 di Genova incazzato nero, ma per nulla abbattuto.

E ricordo che non ero il solo.

Ricordo che ci sentivamo combattenti, non reduci.

Anche un po' eroici, portavamo con vanto le cicatrici.

di Marc Botenga 

I leader europei hanno appena raggiunto un accordo sul programma di ripresa e sul bilancio europeo. Quindi? Bene? Non troppo bene? Male? Alcuni pensieri a caldo…

 

di Giuliano Granato


8 milioni per il solo Covid Hospital di Ponticelli. Altri 6 milioni per quelli di Caserta e Salerno.
I camion che arrivano col simbolo della Regione Campania in bella mostra, gli abitanti che applaudono, le riprese in time lapse. Il più grande spot elettorale che De Luca potesse mai confezionare.

Pubblichiamo un articolo di Andreas Chatzidakis, già pubblicato su solidarityandcare.org (qui la versione originale), tradotto da Lucia Amorosi

 

Le aziende potrebbero essere davvero in grado di dimostrare cura verso gli altri, se non addirittura solidarietà? Ho iniziato a riflettere su questa domanda alcuni mesi prima che la pandemia di Covid-19 prendesse piede. Ricordo chiaramente di essere stato a un incontro del Care Collective e di essermi imbattuto in un temporary store “Primark care” nel mio ritorno a casa.

di Giovanni Castellano

 

Siamo di fronte a un cambio di paradigma?

Appena gli italiani hanno iniziato a percepire la drammaticità delle conseguenze economiche della pandemia è prevalsa una strana sensazione nell’opinione pubblica nazionale: in molti hanno iniziato a pensare che i principali capisaldi del paradigma economico dominante potessero crollare di fronte ad una crisi così spaventosa.

Nel primo periodo della pandemia ci sono stati infatti numerosi segnali, molto diversi tra loro, che hanno dato consistenza a questa impressione.

Scrivici, contribuisci

"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

IL BLOG DEI PAZZI

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