Quando due anni fa abbiamo occupato l’Ex OPG di Materdei mettere su una palestra e un campetto da calcio, dove chiunque ne avesse voglia potesse venire ad allenarsi e a giocare, è stata una delle prime cose che ci sono venute in mente.

La ragione non era tanto legata, come spiegheremo meglio dopo, alla conformazione o alle possibilità che offriva la struttura, bensì a quello che vedevamo tutti i giorni fuori, all’esterno.

La nostra città infatti non è solo una di quelle dove la crisi ha morso di più (costringendo moltissime persone a tagliare sulle “spese accessorie”), è anche una di quelle dove a scuola si va poco, la refezione è spesso un miraggio e i bambini passano la giornata per strada, dove si ha scarsa cultura alimentare (si mangia bene, non ci piove, ma si mangia anche troppo e disordinatamente, con le conseguenze sulla salute che tutti conosciamo, soprattutto se si hanno pochi soldi per la spesa e si ripiega su cibi economici, rinunciando ad esempio al consumo di carne o pesce). Lo sport popolare così non è semplicemente per noi quello che rifiuta le logiche affaristiche e di profitto che dominano questo settore, non è solo lo sport che si esercita in circuiti “altri”, a partire da modelli diversi da quelli egemoni in questa società, ma è anche e soprattutto uno sport per il popolo: gratuito, che può essere praticato da tutti – senza eccezioni o distinguo –, che risponde alle esigenze primarie della salute, del benessere psicofisico, della socialità e dello svago. Senza queste cose, a nostro avviso, non si campa, o si campa male.

La decisione di aprire una palestra – con corsi completamente gratuiti, come tutte le attività che si svolgono qui all’Ex OPG – è nata dunque da queste esigenze e ha comportato non poche difficoltà, il fatto di averle superate e il modo in cui l’abbiamo fatto a nostro avviso dice molto di questa esperienza e degli obiettivi che ci proponiamo. Siamo partiti senza soldi e senza uno spazio da adibire: nonostante la struttura sia molto grande, trattandosi di un ex carcere, per di più riservato a persone affette da disagio psichico, non è stata purtroppo pensata per concedere grandi momenti di socialità e scambio e dunque non offre spazi ampi. Per poter allestire una sala per la palestra abbiamo perciò dovuto liberare il vano che prima ospitava le cucine (e dal quale egli anni dell’abbandono hanno portato via tutto) e rifarlo da cima a fondo: posare il parquet (il pavimento che c’era prima non si prestava all’uso), rimettere a nuovo i muri e costruire delle docce, abbiamo dovuto comprare un tatami, gli specchi e l’attrezzatura necessaria per gli allenamenti di boxe. Lo stesso è accaduto per il campetto da calcio, ricavato da una delle ore d’aria del carcere, che al momento del nostro ingresso era completamente allagato e inutilizzabile: ad oggi abbiamo tutto il necessario per allenare una squadretta, dalle divise, alle porte, agli spogliatoi. Questo è stato possibile grazie alla generosità e alla collaborazione di tutti: in primo luogo dei maestri e degli allenatori che si prestano a portare avanti le attività a titolo totalmente gratuito, che, assieme agli allievi, contribuiscono alle pulizie, ai lavori di ristrutturazione a recuperare attrezzi e materiali che le persone ci regalano per migliorare i corsi (non solo gli attrezzi ginnici, ma anche vernice, cemento). Anche la sala attrezzi, ultima nata nell’ambito delle attività sportive dell’ex-opg, è stata allestita allo stesso modo e viene gestita con lo stesso spirito. Questo ci ha permesso non solo di fornire un “servizio” di buon livello, ma di costruire una piccola comunità, nella quale si collabora e si è animati dagli stessi principi e valori.

Per noi infatti lo sport non è solo un modo per passare il tempo, per stare meglio in salute, ma per mettere in pratica quotidianamente quello in cui crediamo: l’antisessismo, l’antirazzismo, l’antifascismo, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze. Per fare questo non sono utili e importanti solo le iniziative, i dibattiti, le discussioni tematiche che pure abbiamo organizzato e continueremo ad organizzare, ma anche la pratica quotidiana: i tornei organizzati con l‘ambasciata cubana e venezuelana ci aiutano a crescere nella solidarietà e nell’internazionalismo, l’aver costruito le rampe per rendere più semplice l’accesso ai portatori di handicap ci ha resi più sensibili a questo tema, collaborare strettamente col gruppo migranti ha fatto dell’antirazzismo un sentimento diffuso, “automatico”.

Non facciamo alcuna differenza tra sport femminili e maschili e non consentiamo alcun tentativo di gerarchizzazione, pratichiamo un antisessismo quotidiano, che si intreccia con tutte le nostre attività.

Vivere lo sport senza discriminazioni è dunque per noi un combinato di questi due elementi: quello che studiamo, di cui discutiamo, i film abbiamo guardato assieme nel teatro dell’ex-opg e che ci hanno fatto riflettere e crescere, ma anche la pratica di ogni giorno. Da questa combinazione prendiamo spunto per portare avanti le nostre battaglie: ad esempio quella per avere luoghi pubblici dove allenarsi in maniera gratuita (campetti, percorsi sportivi, piste ciclabili); quella per l’educazione alla salute e alla prevenzione, la lotta all’obesità (nelle scuole e non solo), in quest’ottica collaboriamo con i pediatri e i medici dell’ambulatorio popolare per mantenere un monitoraggio costante dei nostri giovani – e meno giovani – “atleti” e organizziamo con la nutrizionista appuntamenti di sensibilizzazione per una corretta alimentazione.

Noi non vogliamo sostituirci allo Stato, ma organizzarci giorno dopo giorno per pretendere ciò che ci spetta, non solo ciò che è necessario (una migliore salute, istruzione, un lavoro dignitoso), ma anche ciò che apparentemente non lo è, lo sport, l’arte, la cultura, il divertimento.

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Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

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Come si finanzia l'Ex OPG

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