gemellaggio scuola calcio cuba napoli

In seguito alla morte di Fidel Castro si è detto tanto su quello che ha fatto per il suo popolo e anche noi come palestra popolare dell'Ex OPG vorremmo dire qualcosa raccontando, senza la pretesa di essere esaustivi, la storia dello sport a Cuba dopo la rivoluzione.

Fidel Castro diede sin dall'inizio un'attenzione altissima allo sport e al suo ruolo nella società. Prima della rivoluzione a Cuba gli sport più “popolari” erano quelli imposti dal dominio statunitense che vedeva nello sport un enorme settore commerciale su cui fare profitti, come ad esempio le corse dei cavalli o gli incontri del baseball americano.

A quei tempi lo sport era praticato da una minuscola percentuale di cubani, che si limitavano a vivere gli eventi sportivi come spettatori/scommettitori.

Con la rivoluzione il “diritto all'educazione fisica, allo sport e alla ricreazione” venne riconosciuto a tutti e inserito nella nuova Costituzione (Art. 52). Per evitare che tale solenne dichiarazione rimanesse una semplice e suggestiva utopia, il governo cubano si lanciò in un enorme sforzo economico per garantire nella pratica tale diritto. Nel 1961 fu fondato l'INDER (Istituto Nazionale di Sport, Educazione Fisica e Ricreazione) con lo scopo di promuovere la pratica sportiva tra la popolazione attraverso la costruzione di numerosi impianti e l'inserimento dell'educazione fisica nei programmi didattici delle scuole. In pochi anni vennero costruite migliaia di strutture sportive aperte al popolo in tutti i quartieri e le città cubane, il numero di atleti aumentò vertiginosamente così come la diffusione di una cultura sportiva rivoluzionaria che rifiutava qualsiasi forma di guadagno economico e di professionismo abolito ufficialmente nel 1961 perché, per utilizzare le parole di Fidel, “il professionismo per interessi commerciali ha trasformato le Olimpiadi, lo sport e gli sportivi in semplice mercanzia” .

Incredibile è stata l'attenzione del governo di Castro verso quelle fasce della popolazione che più di altri erano stati limitati nello svolgimento di attività sportive come anziani e disabili e che adesso avevano la possibilità di praticare sport e ricevere quell'attenzione che ancora oggi nei nostri “democraticissimi” paesi occidentali non si riscontra.

In pochi anni le politiche del governo cubano rivoluzionarono il modo di fare sport e la gestione degli eventi sportivi non più finalizzati al profitto di pochi ma alla partecipazione diretta e di massa del popolo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Lo sport cubano nei decenni ha sfornato negli sport individuali campioni del calibro di Teofilo Stevenson, il campione di boxe vincitore di 3 medaglie d'oro olimpiche, di Alberto Juantorena, medaglia d'oro nel 1976 nei 400 e negli 800 metri, o ancora Javier Sotomayor attuale detentore del record del mondo del salto in alto, mentre rimane storico il predominio assoluto della squadra di baseball vincitrice di due olimpiadi negli anni novanta.

I premi economici derivanti dalle vittorie sportive dei singoli atleti andavano allo Stato che li riutilizzava per il mantenimento delle strutture e il sostegno alla partecipazione popolare.

Tutto ciò avveniva, è bene ricordarlo, sotto un embargo pesantissimo che impediva al paese di esportare qualsiasi merce ed avere normali rapporti con decine di altri paesi nel mondo.

L'assenza di una cultura sportiva diffusa e di competenze tecniche furono superate anche grazie alla presenza di allenatori stranieri arrivati sull'isola con lo scopo di creare una preparata e seria squadra tecnica cubana. Ad oggi si conta un solo tecnico straniero nella squadra olimpica, sintomo che anche questo obiettivo è stato raggiunto nel corso di questi anni e che Cuba può contare adesso su una propria squadra tecnica di altissimo livello.

Potremmo parlare ancora delle straordinarie vittorie degli atleti cubani alle Olimpiadi Panamericane o alla fortissima campagna antidoping sostenuta dal governo, ma ci interessa un attimo fermarci a riflettere e chiederci cosa possiamo imparare da questa esperienza.

Nel nostro piccolo, nelle attività sportive che svolgiamo quotidianamente nella Palestra Popolare dell'Ex Opg abbiamo e stiamo provando a mettere in pratica molti degli insegnamenti che derivano dall'esperienza cubana. Pensiamo che il diritto allo sport vada garantito a tutti e tutte, che il popolo possa liberamente svolgere attività sportiva senza necessariamente dover pagare una somma di denaro per usufruire degli impianti, che anche ai disabili e agli anziani venga dato il diritto e la possibilità pratica di fare sport. Da tempo chiediamo e lottiamo affinché il diritto allo sport e ad una vita sana venga tutelato sin dalle scuole con importanti investimenti economici in infrastrutture sportive che rispondano alle necessità di chi vive i quartieri e i territori e non alla fame di speculatori senza scrupoli che lucrano sulla passione di milioni di persone.

Ci piace immaginare che un giorno anche nella nostra città e nel nostro paese ci siano campetti comunali aperti a tutti, percorsi ginnici nei parchi, spazi per l'attività motoria per anziani e disabili. Ci piace immaginare che anche nel nostro paese lo sport possa essere visto e utilizzato come momento di socialità e crescita collettiva, in cui la solidarietà supera ogni forma di competizione, in cui ognuno possa seguire le proprie passioni.

Vogliamo chiudere con una brevissima storiella che ci rende molto orgogliosi. Come molti di voi sapranno, da circa due anni all'interno dell'Ex Opg è nata una squadra di calcetto la “Popolare Materdei”, composta da bambini provenienti dai quartieri popolari di Napoli. Qualche mese fa siamo venuti a conoscenza, quasi per caso, di un progetto simile portato avanti da un napoletano trasferitosi a L'Havana e destinato ai bambini del quartiere di Marianao, molto antico nella struttura urbana, ma pieno di cultura, buone scuole e musei. Questa squadra non poteva che chiamarsi “La Mano de Dios”!!

In occasione della visita di alcuni di noi a Cuba per i festeggiamenti del 1 Maggio di quest'anno, abbiamo avuto modo di conoscere dal vivo questa bellissima realtà e creare un “gemellaggio” tra i due progetti, con la promessa di ritrovarci un giorno su un campo di pallone.

Questa piccola esperienza ci ha permesso di vedere con i nostri occhi il sistema sportivo cubano che rappresenta per noi un modello da seguire e provare a ricreare quotidianamente nelle nostre attività.





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