Le ricadute del disastro ecologico e come effettuare un controllo popolare che eviti speculazioni.

Una premessa: è stata per noi la prima volta che abbiamo costruito un tavolo di confronto specifico su ambiente, territorio e salute e il risultato è stato incredibile, una grande ricchezza e precisione negli interventi sia per allargare l’analisi e le informazioni su ogni battaglia in corso, sia per individuare le possibili pratiche e reti comuni. Qui proveremo a dare degli elementi di sintesi comuni, siamo appena all’inizio ma possiamo dire di aver cominciato bene.

Realtà presenti: NO TAV – CARC – NO TAP – NO MUOS – NO TRIV - COMITATO IN DIFESA DELL’OSPEDALE SAN GENNARO – SPAZIO PUEBLO – COMITATO ALTRE MENTI VALLE PELIGNA – KAMO – BSA – MEDICINA DEMOCRATICA – OPG

LA CONTRADDIZIONE CAPITALE/AMBIENTE:
Spesso l’analisi dei temi ambientali ha lasciato molto spazio a teorie e proposte borghesi, che poi sono quelle che vediamo nei media mainstream attraverso le posizioni dei vari Greenpeace, WWF, Legambiente, chi sostiene la Green Economy e gli investimenti sostenibili senza mettere in discussione questa società basata sul profitto e lo sfruttamento incontrollato delle risorse. Anche su un piano internazionale l’unica soluzione plausibile immaginata dai nostri governi è l’esternalizzazione dei processi ecologici, cioè costruire semplicemente dei mercati privati che vadano a fare profitti vendendo bonifiche, messa in sicurezza del territorio, ecc… ai cittadini e ai governi. A noi basta ancora uno slogan semplice ma efficace: chi ha inquinato deve pagare, quei costi devono essere internalizzati dalle aziende responsabili di disastri ambientali, sversamenti ecc.
In ogni caso, negli ultimi anni, l’impatto sempre più devastante e diffuso sul territorio e la salute dell’inquinamento e dei cambiamenti in corso nel nostro ecosistema a causa dell’intervento dell’uomo pongono la questione ecologica sempre di più come una questione radicale, che riguarda la qualità della nostra vita, la sopravvivenza della nostra specie e del nostro pianeta e che mette direttamente in discussione l’impianto stesso su cui si regge questo sistema produttivo.
Le grandi opere di cui abbiamo bisogno riguardano la messa in sicurezza del territorio, il superamento degli idrocarburi e dell’estrattivismo, la prevenzione su tutti i livelli e la conversione ecologica e sociale attraverso un’economia che pianifichi realmente l’utilizzo delle risorse secondo le leggi dell’unico ecosistema che permette la vita sulla terra.
Altre strade non ce ne sono e il tema è ormai sempre più impellente per questo esiste anche un notevole contrasto ideologico da parte della controparte che si preoccupa
a) Di smentire i rischi ambientali di impatto sulla salute, per esempio col Muos l’Istituto Superiore di Sanità osò dichiarare che non c’erano danni per la salute dovuti alle onde elettromagnetiche perché lo studio era stato impostato su un piano di breve periodo, inefficiente a valutarne gli effetti. Così invece per lo “SNAM-Rete Adriatica”, che è di fatto la continuazione del TAP in val Peligna, si portano avanti 5 valutazioni di impatto ambientali diverse senza mai contare che forse costruire un canale di gasdotto nella zona dove hanno impattato tutti gli ultimi terremoti degli ultimi 30 anni non è la cosa migliore per il futuro del nostro territorio. Ma si potrebbero citare anche tanti esempi sulla terra dei fuochi dove ancora non esiste un registro aggiornato sui tumori.
b) Di contrappore ogni volta che risulta possibile la questione della difesa dell’ambiente alla difesa del posto di lavoro. E’ così che Renzi difendeva le trivellazioni in Basilicata prima del Referendum, è questo il mantra che ci hanno propinato sull’Ilva e gli esempi potrebbero continuare a lungo. Ma dobbiamo dimostrare ogni volta come sia semplicemente una posizione strumentale, la vita dei lavoratori va tutelata e non sottoposta all’ennesimo ricatto per questo è indispensabile la riconversione ecologica e il sostegno sociale e materiale a chi ha subito un’ingiustizia sociale e ambientale.
c) Di reprimere in maniera sempre più violenta qualsiasi forma di dissenso. Ne è da esempio la decennale storia del movimento No Tav, il programmato invio dell’esercito in Puglia contro i No Tap così come già avvenuto in Campania durante l’emergenza rifiuti. Non esiste mediazione politica perché si giocano giri di investimento molto grandi e/o una gestione dell’emergenza che permette grandi affari ai soliti speculatori, allo stesso tempo però l’estrema militarizzazione costruisce numerosi focolai di resistenza che hanno però bisogno di costruire una grande rete organizzativa di solidarietà e analisi politica per poter reggere la portata dell’attacco. Laddove si sceglie di non intervenire direttamente sul piano militare è la burocrazia ad assumere le vesti del nemico rallentando e impedendo qualsiasi forma di resistenza (ne sono un esempio le due differenti gestioni del terremoto a l’aquila nel 2009 – militarizzazioni e grande speculazione della media borghesia clientelare di questo paese e centro Italia – minore militarizzazione ma massima dispersione della popolazione per espellerla dal territorio grazie ai meccanismi burocratici).


TUTELA DELLA SALUTE
La situazione del SSN è ormai allucinante, esistono 21 sistemi sanitari diversi a seconda della politica regionale ma con linee comuni ormai che spingono sempre di più verso la completa privatizzazione e il ritorno al sistema delle mutue assicurative secondo il modello anglosassone. Negli anni le varie finanziarie hanno ridotto moltissimo la spesa sanitaria ma il problema comunque non è semplicemente il taglio finanziario ma la dinamica di gestione dei fondi, si stima infatti che oltre 52 milioni di euro finiscano in realtà in corruzione e clientele e le tante esperienze di operatori, utenti e lavoratori lo dimostrano. Il sistema organizzativo è pessimo e incentrato completamente sugli sprechi e sui subappalti. Una questione fondamentale e mai abbastanza approfondita è il mercato di farmaci, che di per sé non rende il SSN veramente pubblico, un caso emblematico riguarda per esempio il farmaco per la cura dell’Epatite C che al suo ingresso nel mercato costava dagli 80 ai 100.000 euro e solo successivamente il prezzo è diminuito ma in ogni caso viene somministrato dagli ospedali solamente quando il paziente è già in condizioni di grave rischio per la propria salute.
Lo stato delle istituzioni sanitarie è ancora più allarmante se pensiamo alla necessità di rispondere e prevenire i danni dei disastri ambientali. Su questo gli ultimi dati ci dicono che la prevenzione secondaria in Campania è praticamente irrisoria mentre l’aspettativa di vita diminuisce di due anni rispetto alla media nazionale; tutti gli studi sull’aumento e l’incidenza dei tumori non trovano altra spiegazione se non negli sversamenti illeciti di questi anni.
Per questo è importante non solo fare controinformazione sullo stato della sanità e la falsa convenienza del privato ma è fondamentale reagire a un bisogno fondamentale perché l’accesso alle cure è ormai messo in discussione e sempre più persone non si curano più o si curano male. Per questo gli ambulatori popolari sono dei presidi fondamentali che permettono da un lato di rispondere a questi bisogni non più coperti dal SSN (si attendono mesi per visite specialistiche con ticket altissimi, non ci sono screeening, ecc…) dall’altro di sperimentare un modello di sanità differente, che mette al centro il presidio territoriale di base e il continuo rapporto col paziente e ci permette quindi di sperimentare, nel nostro piccolo, un modello basato sulla prevenzione.
La prevenzione è infatti la prospettiva fondamentale su cui ribaltare dalle fondamenta il nostro SSN ormai basato invece solo su una gestione di emergenza. L’obiettivo a lungo termine è quindi arrivare a scrivere noi un piano sanitario nazionale basato sulla prevenzione, la riorganizzazione dei servizi sul territorio, la gratuita e l’universalità.
Nel frattempo non vogliamo restare a guardare ma pensiamo che l’attività di mutualismo attraverso gli ambulatori ci permette anche di condurre una costante inchiesta sociale che possa portare a vere e proprie campagne di controllo popolare su singole istituzioni ed ospedali. In questo senso è opportuno richiedere l’istituzione di un osservatorio sulla salute che permetta ai cittadini di accedere a tutti i dati delle ASL per poter meglio conoscere e contrastare sprechi, corruzione e malaffare.


CONCLUSIONI: COSA FARE?
La discussione del tavolo è stata estremamente ricca di informazioni che è impossibile riportare nel loro insieme, ogni situazione ha raccontato l’entità dell’impatto ambientale e sulla salute nel proprio territorio, come viene portata avanti la lotta e che difficoltà e potenzialità esprime. Dall’enorme progetto del TAP sicuramente all’ordine del giorno come opera più grande mai finanziata dall’UE, ai cantieri No Tav, ai roghi di quest’estate che hanno messo in luce la totale mancanza di prevenzione e intervento pubblico in materia fino ai presidi ospedalieri che chiudono, ai mancati screening sul territorio, l’elenco di situazioni di ingiustizia che toccano i temi dell’ambiente, della difesa e democrazia sui territori e della salute è lungo e ricco di specificità e di interventi.
Le linee comuni individuate per l’azione nei prossimi mesi riguardano sicuramente un piano informativo, per cui è sempre più necessario svelare la propaganda e le bugie della nostra classe dominante e trovare i mezzi e le modalità migliori per farlo, un piano di resistenza attraverso le possibili attività di mutualismo da attivare sui territori (per es. con le giornate di prevenzione) e soprattutto la necessità di un controllo popolare generalizzato sulle grandi opere, gli sversamenti, i roghi, ecc… che permetta di svelare il meccanismo di speculazione e controllare gli attori di queste tragedie contrastando l’utilità dei progetti, la corruzione e il malaffare a cui si accompagnano. Su questo tema si è ipotizzata non solo la pratica degli osservatori da far riconoscere alle istituzioni locali in modo da avere accesso a dati altrimenti difficili da raccogliere ma anche di approfondire la normativa sulla valutazione di impatto ambientale per valorizzarne gli strumenti di partecipazione in teoria preposti a tenere conto delle esigenze della cittadinanza.
Un’esigenza ulteriore è uscita con forza: molte di queste battaglie ambientali ci portano a confrontarci direttamente con nemici potenti, lo Stato e le Multinazionali e con un giro di investimenti che ha cifre incredibili. E’ chiaro quindi che un piano di risposta locale, legato solo all’azione dei comitati, non basta ma ha bisogno di tessere legami organizzativi con tante realtà sul territorio nazionale per trarre maggiore forza in termini comunicativi e di diffusione della lotta ma anche e soprattutto per cominciare a costruire una funzionale divisione del lavoro che permetta ai vari nodi di supportarsi reciprocamente a seconda delle esigenze (per esempio scrivendo articoli di analisi quando i compagni sono purtroppo impegnati fisicamente e impediti dalla militanza ad avere il tempo necessario per scrivere, dotandosi di una cassetta degli attrezzi comune che possa far risparmiare tempo a chi vuole avviare progetti comuni, ecc…)
Vorremmo concludere questo report riprendendo un concetto uscito più volte, sull’analisi e sul significato da dare alla parola “salute”. Nel suo utilizzo classico per noi pensare alla salute significa ragionare su una negazione, l’assenza di malattie fisiche quando invece la salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale. Parlare di salute quindi non può mai ridursi a un dibattito semplicemente sul funzionamento delle istituzioni sanitarie, ma il discorso va allargato sempre alle sue determinanti sociali e ambientali, allo stato del territorio, alla qualità e agli orari di lavoro, all’armonia sociale che viviamo. Non a caso la prevenzione della malattia deve essere il nostro principale obiettivo, significa prendersi finalmente cura del mondo in cui viviamo, della natura e delle sue relazioni sociali.
La sfida che ci attende in questo senso è enorme e tocca direttamente la questione dell’impatto dell’azione umana sulla vita e sulla morte, della sopravvivenza o della condanna di questo ecosistema, della salvezza possibile o, se lasciamo ancora il mondo in mano a questi criminali, dell’apocalisse annunciata.

 

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