"Non è possibile effettuare un cambiamento fondamentale senza una certa dose di follia. In questo caso si tratta di non conformità: il coraggio di voltare le spalle alle vecchie formule, il coraggio di inventare il futuro. Ci sono voluti i pazzi di ieri per permetterci di agire con estrema chiarezza oggi. Voglio essere uno di quei pazzi. Dobbiamo avere il coraggio di inventare il futuro." (Thomas Sankara)

Dall’esclusione all’unità

Di ritorno dalla due giorni di mobilitazione Nessuno Escluso del 18 e 19 maggio proviamo a socializzare alcune riflessioni.  Moltissime sarebbero le cose da raccontare, ma per un esigenza pratica e divulgativa proveremo ad essere sintetici. Parlare del 18 e 19 per noi vuol dire parlare di un anno di mobilitazione, di vertenze e di lotta. 

Un ciclo iniziato il 17 Novembre, 2017, con la grande Marcia degli esclusi, quando abbiamo sentito la necessità di dare volti e voce e di riorganizzare  soggetti sempre più frammentati fra di loro. Parliamo di segmenti delle classi popolari che pagano con la loro pelle l’intera crisi sistemica dell’attuale modello produttivo che provoca guerre imperialiste, che distrugge la Terra, che costringe tantissime persone a migrare. Un sistema che crea  scientificamente disoccupati  e inoccupati per comprimere costantemente i salari e mettere in competizioni i lavoratori ed i più poveri. A questo è corrisposto un costante arricchimento dei ceti al lato opposto della scala sociale: come rivelato dall’Istat nel 2018, il 30% delle famiglie ricche detiene il 75% della ricchezza e il 5% di questi ricconi ne detiene il 40%.
È sull’elemento dell’unità, principalmente, e della tutela ed estensione dei diritti che abbiamo cercato di insistere in questo percorso; le nostre storie di lavoratori, disoccupati, migranti, studenti e sfruttati sono storie interconnesse. Nonostante la forte retorica razzista e il dispositivo che cerca continuamente di dividerci ed isolarci, abbiamo provato ad uscire da quel campo del “possibile” e abbiamo deciso di osare, abbiamo superato i confini a cui ci avevano abituato e abbiamo iniziato a sognare anche nel campo dell’impossibile, lì dove i confini dei nostri padroni non possono niente. Abbiamo imparato che la famosa “unità” non è un qualcosa di scontato ma è un esercizio  da praticare nel quotidiano unendo le vertenze ed incrociando i percorsi. Lo abbiamo visto il 17 Novembre con la partecipazione di moltissimi studenti, che come molti migranti sono costretti a lavorare senza salario con la cosiddetta Buona-scuola, immigrati che risiedono da molti anni sul territorio ma che rimangono esclusi dal welfare state, migranti e rifugiati privi di documenti o in attesa di un esito di una commissione che non arriva da anni, molti disoccupati che hanno deciso di non stare più a guardare ma che hanno scelto di autorganizzarsi e lottare, occupanti casa, senza tetto, ex detenuti etc., tutti gli esclusi di questa società hanno potuto riconoscersi e insieme rivendicare diritti, lavoro, salario e dignità!


Il Movimento Migranti e Rifugiati in lotta per i diritti di tutti

Quello che abbiamo visto crescere e strutturarsi è un movimento che oltre a lottare per la propria vertenza, acquisisce e diffonde coscienza  nelle comunità e nei centri di accoglienza.  Inizialmente organizzatosi sulla spinta del controllo popolare nei Cas – nato per denunciare lo stato di abbandono, discriminazione, violenza e violazione dei diritti umani all’interno di quelli che sono definiti “ centri di accoglienza”. Sappiamo che ogni giorno in tutta Italia ci sono continue proteste spontanee nei CAS, ma molto spesso queste proteste restano fra le mura del centro e duramente represse dalle forze dell'ordine conniventi con le false cooperative e gli enti gestori dei centri. Noi vogliamo dare la giusta dignità a tutte le rivendicazioni messe in campo dai migranti, vogliamo essere il loro megafono nella società e far sapere a tutti le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere. Il primo tentativo è stato proprio questo: connettere le tantissime proteste e richieste che scoppiavano in tutta la regione. Il paradosso era proprio che ogni protesta rimaneva isolata, nonostante le rivendicazioni ed i problemi riscontrati in ogni singolo centro di accoglienza fossero gli stessi. Fare questo primo passaggio, di interconnessione e “conoscenza”, è stato un grande avanzamento per la presa di coscienza ed autorganizzazione dei migranti sul territorio e soprattutto per la costruzione di un vero movimento di solidarietà che ha portato tanti migranti a supportare le proteste di altri centri di accoglienza, nonostante le minacce ed i ricatti e la possibilità- spesso concretizzatasi- di essere cacciati e rimanere senza un tetto. Sono, così, aumentate le assemblee nei campi, facendo prendere coscienza ad un numero crescente di migranti ma soprattutto dando loro coraggio a richiedere i diritti che gli spettano.
Il secondo tentativo è stato rendere palese che le lotte nei centri non riguardano e coinvolgono la sola componente migrante, al contrario queste pratiche di controllo dal basso hanno dato la possibilità di attivare e coinvolgere italiani solidali ma anche di individuare una precisa controparte : le false cooperative che gestiscono i centri e si arricchiscono grazie a fondi pubblici e che con la scusa dell'accoglienza trattano persone scappate da fame e guerre come vera e propria merce.
Un movimento unitario che nei mesi successivi è cresciuto tantissimo, grazie al lavoro degli attivisti e solidali italiani ma soprattutto grazie ai tanti migranti che si sono resi protagonisti delle lotte,  portavoce nelle assemblee e sono stati in prima fila nei momenti di piazza, portando la loro determinazione e forza anche durante la manifestazione nazionale fight-right diritti senza frontiere organizzando in brevissimo tempo più di 5 pullman, per rivendicare non solo il permesso di soggiorno ma anche l’eguale accesso ai diritti sociali, la cancellazione dell’articolo 5 del Decreto Lupi, un piano straordinario di edilizia popolare e lo stanziamento di fondi per i servizi sociali in deroga al patto di stabilità.
Un movimento che però non si è mobilitato soltanto per questioni inerenti all'accoglienza ma che ha saputo dimostrare una grande capacità di dare solidarietà e di lettura politica, partecipando anche a cortei più politici e tradizionalmente vissuti da una composizione “militante”: dalla giornata contro la visita di Matteo Salvini a Napoli nel marzo 2016, il tentativo di strage a Macerata e l’attentato razzista di Firenze.
Ovunque ci sia bisogno di solidarietà il movimento dei Migranti e rifugiati è pronto a lottare.


Il pericolo Lega Salvini e i nuovi partigiani

Questa capacità di mobilitarsi aldilà delle giustissime rivendicazioni riguardo i permessi di soggiorno e un'accoglienza dignitosa, si è concretizzata nella grande manifestazione del 25 aprile, quando a Napoli si è fatto qualcosa di diverso: forti del movimento che si è costruito nei mesi precedenti e vista la grossa ondata di razzismo e xenofobia che sta investendo il nostro paese, lo scenario politico nazionale che vede la Lega al governo con un ambiguo 5 Stelle schiacciato sui posizioni volte all'esclusione e all'intolleranza, è stato costruito un corteo cittadino con quelle figure che sono escluse dalla società ma che lottano- proprio come i partigiani sulle montagne durante le Seconda Guerra mondiale- contro politiche fasciste che subiscono quotidianamente sulla loro pelle. Una vera scommessa, questa, vista la cornice altamente simbolica della giornata, ma su cui abbiamo puntato concretamente e riuscendo a portare centinaia di fratelli e sorelle da tutta la Campania a marciare ancora per le strade di Napoli, al fianco di militanti, ex detenuti, senzatetto, associazioni e sindacati. Fondendo, di fatto, le lotte di tutti in un unico grande momento, il 25 aprile, giornata della liberazione.
Resistere oggi significa anche strappare piccole ma importanti vittorie. In questo senso il 25 aprile è andato oltre al piano meramente simbolico, ed è stata, per il nostro movimento, l'occasione per affinare ed immaginare nuovi strumenti di lotta ed un preciso piano rivendicativo. Ciò è stato possibile grazie al lavoro congiunto fra componente migrante- capace di dare una direzione alla lotta, conoscerne ed interpretarne le esigenze- e tante associazioni (ASGI, Giuristi Democratici, Emergency) che hanno messo a disposizione tempo e competenze al servizio della vertenza: a partire dai bisogni concreti è stata redatta una lettera per smontare le prassi illegittime ed arbitrarie della Questura di Napoli, dotandoci così anche di un forte strumento giuridico.


Nessuno escluso, l’eco della lotta e la forza dell’organizzazione

Il 18 e il 19 maggio, mentre sulla piattaforma Rousseau e nei gazebo della Lega si votava il contratto di governo razzista e antipopolare, migranti e rifugiati da tutta la Campania e da molte città d’Italia (dall’estremo nord all’estremo sud), marciavano insieme a disoccupati e studenti per rivendicare diritti e dignità, un piano di regolarizzazione per chi da anni vive e viene sfruttato dai  nelle campagne, l’allargamento dei criteri di accesso al REI (reddito di inclusione) che rimane ancora inaccessibile a moltissime famiglie italiane e straniere. Su questo punto è bene precisare che le regioni possono intervenire per permettere ai chi ha ottenuto la protezione internazionale, e si trova senza occupazione, di accedere ai 297 euro mensili che il governo precedente aveva  stanziato per chi vive sotto la soglia di povertà. Parliamo di 4 milioni di famiglie,  che secondo l’Istat, al Sud sono il 7,9% delle famiglie italiane e il 29,7% delle famiglie straniere (Istat 2016).


Cosa abbiamo ottenuto con questo ciclo di lotta?

• Una prima importantissima vittoria è il permesso modulare di 360 giorni per coloro che fanno richiesta di protezione internazionale per la prima volta: una grande conquista che dovrebbe eliminare il paradosso del permesso di 6 mesi, inutile e burocraticamente insostenibile in quanto scadeva sistematicamente prima della valutazione della commissione, il che costringe moltissimi richiedenti protezione internazionale a inoltrare domanda per il rinnovo in attesa della commissione, aspettare mesi, ottenere il nuovo permesso già scaduto o in prossimità della scadenza. Questo paradosso burocratico oltre ad intasare inutilmente l’ufficio immigrazione, costringeva molte persone a rimanere in una situazione di ambiguità legislativa che di fatto crea diversi problemi connessi ad altri diritti. Senza permesso di soggiorno diventa quasi impossibile farsi la tessera sanitaria, la residenza, viaggiare etc.  In breve, questo nuovo permesso sarà commisurato alla data di valutazione della commissione e non si dovrebbero avere più casi di più rinnovi prima del primo esito della commissione.

• ci sarà l’apertura di una Commissione territoriale per i richiedenti protezione internazionale: questo dovrebbe andare incidere sui tempi di attesa e dovrebbe snellire le procedure di valutazione di casi che attualmente presentano tempi di esame lunghissimi.

Incremento delle prime richieste telematiche per la richiesta di protezione internazionale. Il nuovo sistema telematico che doveva eliminare le lunghe file davanti alla questura, si è reso controproducente in quanto le richieste settimanali superavano di gran lunga le domande presentabili- le quali si attestavano a 40- ma con l’ultimo incontro inter-istituzionale con Prefettura, Questura, Ufficio Immigrazione e Ministero dell’interno siamo riusciti ad ottenere l’incremento delle domande telematiche ad 80.

• Ottimi risultati anche sulla questione richieste passaporti per il rinnovo o il rilascio del permesso di soggiorno per protezione umanitaria: questo era un altro paradosso burocratico che blocca vita di migliaia di persone. Alcuni stati africani non hanno una rappresentanza consolare sul suolo italiano oppure vi sono consolati che per motivi politici non emettono il passaporto ai loro cittadini. Ebbene, per i seguenti paesi non sarà più richiesto il passaporto ai fini dell’immissione del permesso di soggiorno umanitario:
- Costa d'avorio
- Togo
- Sierra leone
- Mauritania
- Ciad
- Guinea Bissau

Per i cittadini dei seguenti paesi elencati, invece, è sufficiente presentare solo la dichiarazione  d’identità:
- Mali
- Guinea Conakry
- Sudan
- Nigeria

Per quanto concerne la protezione sussidiaria, indipendentemente dalla nazionalità, verranno vagliate le memorie scritte dal richiedente al momento della presentazione delle istanze. Ovviamente valgono le motivazioni di cui sopra in relazione alla presenza di rappresentanze sul territorio.

• Ottimi risultati anche per quanto riguarda la richiesta del contratto d’affitto per il rinnovo del permesso: con le nuove misure sarà sufficiente la dichiarazione di ospitalità, un grande passo in avanti considerato il fenomeno degli affitti in nero che colpisce i napoletani e ancor di più la popolazione immigrata, e che nel tempo ha fatto fiorire un vero e proprio mercato per i certificati di residenza.

• Con l’ultimo tavolo con la regione in cui abbiamo affrontato l’importante questione della rivisitazione criteri  di accesso Reddito di Inclusione, abbiamo ottenuto importanti aperture e fissato in settimana un tavolo tecnico per studiare la casistica e avanzare da subito proposte operative per garantire un effettivo accesso alle famiglie che vivono in condizione di povertà.

Non commettiamo l'errore di sottovalutare la portata di queste vittorie e proviamo a guardarle dal punto di vista di chi è quotidianamente discriminato per il colore della propria pelle ed è costretto a girare senza documenti: questi piccoli passi possono migliorare drasticamente la vita dei migranti, far loro vivere un periodo di maggiore stabilità e restituire loro il tempo sottratto dalle estenuanti file agli uffici della questura. Maggiore tempo significa maggiori possibilità di trovare un lavoro, coltivare gli affetti ed attivarsi e lottare con chi vive le medesime condizioni.
Come disse Frantz Fanon: «Ogni generazione deve, partendo da una situazione di relativa oscurità, scoprire la propria missione, compierla o tradirla».

Non ci fermeremo, nessuno sarà escluso!

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