Zeed ha 24 anni, è nato in Gambia ed è in Italia dal 2015 e (come la maggior parte degli immigrati) lavora. Tanto.

Parla italiano e ha un permesso di soggiorno. Noi lo conosciamo perché viene al nostro Sportello per immigrati preoccupatissimo per il suo permesso di soggiorno. Strano, perché a un primo sguardo sembra tutto a posto. Ma Zeed ci racconta che qualcuno lo ha minacciato di fargli “bloccare il permesso di soggiorno”. A fare questa minaccia l'avvocato (!!!) che gli segue le pratiche per il ricorso presso la commissione territoriale per lo status di rifugiato. Il “mandante” di queste minacce? Il datore di lavoro di Zeed (!!!), lo stesso che gli ha trovato un avvocato, a lui come alla maggior parte dei colleghi immigrati di Zeed.

Zeed infatti lavora in una azienda con parecchi dipendenti, ha alcuni mesi di stipendio arretrati ed è sottopagato. Come tanti lavoratori, immigrati e non.

Un giorno subisce un infortunio sul lavoro.

Zeed comunica subito al datore di lavoro l'incidente. Il datore di lavoro di tutta risposta non apre la procedura di infortunio, anzi, gli dice a muso duro di non presentarsi più a lavoro.

Dopo un paio di giorni Zeed torna a lavoro, viene aggredito verbalmente dal datore di lavoro che - in risposta a Zeed, che dice di non riuscire più a lavorare per colpa dell'incidente - lo caccia in malo modo ripetendo più volte: “mo chiamiamo l'avvocato e vediamo di fargli bloccare il permesso di soggiorno a questo qua!”.

È dopo questa frase che arriverà l'infame minaccia che abbiamo riportato all'inizio direttamente dalla bocca dell'azzeccagarbugli amico del datore di lavoro.

Lo stesso giorno, essendo aumentato il dolore, Zeed si reca in ospedale. Lì nessuno gli chiede come si sia fatto male e la procedura di infortunio purtroppo ancora non si apre. Zeed lo stesso giorno si reca dai Carabinieri, racconta tutto l'accaduto per tutelare se stesso e i suoi documenti ma non ottiene la possibilità di denunciare il datore di lavoro perché (a detta degli agenti) ci vorrebbero dei testimoni!

Ancora nessuno gli spiega che ci sarebbe da aprire la pratica per l'infortunio sul lavoro e per un ingiustificato licenziamento orale. Zeed torna i giorni successivi con i testimoni e riesce a denunciare l'accaduto seppur a distanza di tempo dal momento dell'incidente e delle minacce del datore di lavoro.

Dopo pochi giorni si presenta al nostro sportello per immigrati e lì si attiva la rete di solidarietà dell'Ex OPG. Prendiamo in carico la sua situazione relativa al permesso di soggiorno e mettiamo su un colloquio con gli avvocati della Camera Popolare del Lavoro. Purtroppo la situazione è “acchiappata” troppo in ritardo per riuscire ad aprire la procedura di infortunio. Né datore di lavoro, né medici dell'ospedale né Carabinieri sono riusciti a dare a Zeed questa basilare indicazione permettendogli di comunicare all'Inail l'accaduto.

Facciamo un tentativo con l'Inail ma questa volta su questo punto arriviamo troppo tardi e ci resta un po' di amaro in bocca. Sul resto invece, come Sportello legale del lavoro iniziamo a inviare una lettera di contestazione del licenziamento al datore di lavoro e a pretendere le spettanze arretrate. Questa invece la dovremmo spuntare.

Come già detto, Zeed ha alcuni mesi di stipendio arretrati, è sottopagato e ha subito un infortunio sul lavoro. Come tanti lavoratori, immigrati e non. Per il fatto di essere immigrato è stato ricattato proprio nell'elemento in cui si potesse sentire più ricattabile: il permesso di soggiorno. Non è riuscito ad aprire la procedura per l'infortunio a causa di responsabilità diffuse ma che ricadono principalmente sul datore di lavoro e per la scarsa conoscenza della normativa sul lavoro e sulla sicurezza. Come tanti lavoratori, immigrati e non.

Noi nella nostra quotidiana attività sociale proviamo a rendere meno ricattabile, più tutelato, più consapevole dei propri diritti, meno "sotto attacco" proprio l'anello "più debole", quelli come Zeed, immigrati e non, perché se diventa più forte l'anello più debole è poi più forte tutta la nostra catena di legami e di resistenza sui posti di lavoro che tutela tutti noi.

Epilogo.

Si presentano a Sportello 10 lavoratori. Lavorano tutti per una stessa azienda, non vengono pagati da un po', hanno contratti di lavoro grigio, non hanno il giorno di riposo e sono comunque pagati al di sotto degli standard. Sono determinatissimi a ottenere ciò che gli spetta. Uno di loro ha anche subito un serio infortunio sul lavoro. Lui è il cugino di Zeed. È proprio lui che gli ha parlato dello Sportello Lavoro dell'Ex OPG. Lui ci era arrivato con un po' di ritardo, con il nostro aiuto è riuscito a fare tanto, ma purtroppo non tutto.

Ma adesso a presentarsi allo sportello non è uno solo, sono dieci. Non sono stati già messi alla porta ma sono ancora assunti lì. Inizia così una nuova battaglia per ottenere giustizia nei posti di lavoro. L'anello più debole continua a organizzarsi e a fare resistenza.

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