Bobb è il ragazzo protagonista di una storia di ingiustizia e barbarie assoluta e, mentre vi scriviamo, sta lottando tra vita e la morte all'ospedale Cardarelli.

Quella di Bobb è la storia di una vita nera, emblematica di cosa voglia dire essere un rifugiato dentro un Centro di Accoglienza Straordinario. Abbiamo incontrato alcuni ragazzi ospiti dello stesso centro, abbiamo raccolto la loro preziosa testimonianza, di cui potete vedere una videointervista. Prima di raccontarci della serata in cui Bobb è rimasto gravemente ferito, hanno ricostruito il contesto in cui, per mesi, hanno subito soprusi e violazioni sistematiche dei diritti umani più basilari.


Dentro il CAS di Gricignano

Il centro in questione ospitava tra i 160 e i 170 richiedenti protezione internazionale, stanotte è stato chiuso per decisione della Prefettura di Caserta. È diviso in 2 strutture di 2/3 piani, ognuna delle quali contiene diverse unità abitative, 3 camere per ogni piano, 2/3 persone per ogni camera, 6/9 persone per un wc e una doccia. L'acqua calda è un lusso garantito saltuariamente. La scuola di italiano si dovrebbe tenere in un garage ma è pressoché inesistente: funziona talmente bene che a frequentare le lezioni sono mediatamente una decina di persone in tutto.

 La legge prevede la possibilità per i migranti ospitati in ogni CAS di avere un presidio medico, così i gestori hanno preso un garage, ci hanno messo un lettino e una sedia, l'hanno inaugurato facendo delle "visite" che si concludevano tutte con la prescrizione di paracetamolo e antibiotico. Dopo l’inaugurazione "l'ambulatorio-garage" è tornato ad accumulare polvere.  E se qualcuno si ammalava la risposta era sempre la stessa: "le medicine non ci sono", "il medico viene domani". Molti ragazzi, compreso Bobb, il medico non l'hanno mai visto. 

Nella struttura l'unico parlante inglese e francese è un operatore sociale di origini pakistane, gli altri operatori sono italianissimi e non conoscono alcuna lingua per poter comunicare con i migranti ospitati, che provengono da una decina di stati diversi. L’assenza totale di informazione rispetto al percorso legale che i richiedenti protezione devono affrontare, aggravata dalla mancanza di mediatori culturali competenti, è un elemento che abbiamo riscontrato come caratteristico dei CAS in tutte le ispezioni del Controllo Popolare.

Il pocket money di 2,50 euro veniva erogato difficilmente, l'ultimo versamento era degli inizi di settembre e copriva un solo mese arretrato.  Così, i migranti, per sopravvivere, sono costretti a lavorare a nero, con paghe da fame, nelle campagne dell'aversano. Pochi spiccioli con cui ricaricare il telefono per chiamare a casa, o comprarsi il cibo perchè quello offerto nel centro è immangiabile, tanto da trovarci dentro muffa e larve. 

Infine, per risparmiare ancora, il capetto della ditta di pulizie incaricata non faceva venire i suoi dipendenti bensì pescava tra i migranti presenti nel centro, promettendogli paghe irregolari e infime.

Ecco, questo è il quadro abbozzato della situazione in cui viveva Bobb, e in cui vivevano quasi 200 persone, e tante altre migliaia chiuse nei CAS di questo paese anche se non ne conosciamo nomi e storie.


Legittima difesa o tentato omicidio? La testimonianza degli amici di Bobb

Bobb - ma non era il solo - abitava in una stanza all’ultimo piano della sua palazzina che era stata ricavata, per la gioia delle tasche dei gestori, da un bagno a cui hanno staccato bidet e wc e in cui hanno inserito un letto vicino al piatto doccia.

Durante la primavera di quest’anno, Bobb viene investito mentre è in sella alla sua bicicletta, si fa parecchio male alla spalla, in ospedale fanno una radiografia e prescrivono antibiotici, poi viene riportato nel bagno dove viveva. Tornerà a lavorare solo dopo essersi ripreso – e comunque non del tutto – nei campi agricoli vicini. In questo periodo di convalescenza e dolori, Bobb chiede continuamente soccorso dentro il centro d'accoglienza, non avendo mai nessuna risposta.

A giugno inizia il Ramadan, lavora duramente per un padrone che gli deve alcuni arretrati…mollare significherebbe non riceverli mai più.  Tira avanti altre settimane finchè il padrone non gli propone di lavorare per 12 ore consecutive: dalle 7 alle 19, senza aumentare la paga. A quel punto Bobb non ci sta più, un giorno dice al padrone che a quelle condizioni non era più disposto a sottostare e che gli doveva dare i soldi che si era sudato così che avesse potuto andarsene. Il magnanimo datore di lavoro, di fronte a un nero che non vuole essere sfruttato come uno schiavo, chiama i suoi scagnozzi. Bobb viene picchiato, gli aprono la testa con una bottiglia di vetro. Lui fa ritorno al centro in condizioni spaventose, con molta fatica.  Anche questa volta, gli operatori non lo accompagnano in ospedale, nessun medico lo visita. 

Quell’ennesima esperienza di abusi e violenza razzista cambia radicalmente la vita di Bobb. 

Al dolore alla spalla ormai peggiorato si aggiunge quello alla testa, un’emicrania che non gli permetterà più di stare tranquillo. A volte dimentica la strada che lo porta al CAS, continua a chiedere, disperatamente, soccorso e visite che non arriveranno mai. Le richieste si fanno sempre più esasperate, a volte aggressive, ma non trovano alcuna risposta se non l’intervento della polizia… come se fosse un criminale e non un uomo che chiede assistenza, cure, dignità! 

Bobb racconta agli amici che sente di essere vicino alla morte, nelle ultime settimane non cerca più aiuto. Chiede agli operatori come fare per essere rimpatriato in Gambia, dice che se deve morire almeno vuole farlo vicino a suoi cari. Bob non vuole più niente, vuole solo tornare a casa, gli amici ci ripetono senza esitazioni le sue parole. 

Venerdì quest’inferno di abbandono, tensione, paura, malessere si rompe. Bobb ha passato la giornata in compagnia degli amici, il dolore alla spalla non passa nonostante i massaggi dei suoi cari, finchè non gli annuncia che se ne sarebbe andato via da quel posto.

Uno degli amici cerca di tranquillizzarlo e, quando tenta di raggiungere la sua stanza, trova Bob con le valige in mano, gli chiede cosa stia succedendo. La risposta di Bobb, sotto shock, è un continuo "non lo so, non lo so, non lo so...". 

Da lì in poi sono attimi di concitazione e spavento, di grande confusione. Tanti dei migranti che dormivano vicini alla stanza di Bobb scappano via. Un amico di Bobb accorre nel piano dove è scoppiato l'incendio, un altro ospite della struttura cerca di domare il fuoco, il primo torna al pian terreno recupera un estintore e ritorna a dar manforte. Il fuoco viene circoscritto alla camera di Bobb.

Fuori la palazzina si sentono delle urla, l'amico di Bobb si affaccia da un balcone: un uomo mai visto prima urla a squarciagola e brandisce un pistola. Quell’uomo è Carmine Della Gatta, socio dell’ente gestore del CAS, di fronte a lui, immobile, c’è Bobb. L’uomo armato avanza e, puntando la pistola, intima a Bobb di rientrare dentro il CAS. Al rifiuto di obbedire, Della Gatta sferra un durissimo colpo con il calcio della pistola, lo fa pure una seconda volta, poi esplode un colpo verso il volto del ragazzino. Bobb cerca di proteggersi il capo e allontanarsi in tutti i modi, ma cade appena il primo colpo lo raggiunge. 

Carmine Della Gatta, non soddisfatto, punta l'arma nuovamente al volto di Bobb - questa volta agonizzante a terra – e spara ancora. L'amico di Bobb grida inutilmente, il signor Della Gatta, quasi infastidito, rivolge la pistola pure contro di lui, lo farà negli attimi dopo anche contro i molti ragazzi che iniziano ad avvicinarsi gridando per richiamare attenzione.

Tutto si ricompone quando un uomo sbuca fuori da un'autovettura, afferra per il braccio Della Gatta e si danno alla fuga. 

Bobb rimarrà a terra con il sangue che sgorga inarrestabile per più di 40 minuti finchè non arrivano prima l’ambulanza, poi le forze dell’ordine. Alcuni migranti ospiti della struttura riferiscono che la zona del delitto non viene isolata, molte persone ci cammineranno sopra.

Questa è la storia di Bobb, una vita nera, una vita di soprusi, violenze, razzismo in uno Stato che continua a far finta di non vedere, di non sentire, e che anzi si rende corresponsabile di orrori quotidiani.

Il controllo popolare denuncia da due anni la gravità e la disperazione in cui versa il circuito dell’accoglienza campano. Qualcuno tenterà, come ha fatto il sindaco di Grignano, di minimizzare l'accaduto, o darà spazio alla versione che Della Gatta sta diffondendo a mezzo stampa, secondo cui sarebbe stato aggredito (lui armato che ha sparato due colpi in fronte a un ragazzino inerme).

Domani, con gli amici di Bob e la comunità gambiana, raccontiamo la verità in una conferenza stampa alle 10.30 davanti all’ospedale Cardarelli, dove Bobb è ricoverato. Il 17 saremo in piazza anche per Bobb e, al termine della Marcia Degli Esclusi, na delegazione porterà in Prefettura un documento che sottopone tutti i casi di irregolarità e mancanze di servizi essenziali riscontrati durante le ispezioni a sorpresa del Controllo Popolare. È  la Prefettura che affida direttamente alle cooperative la gestione di queste strutture: le istituzioni non possono far finta di niente!

Forza Bob non mollare!

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