Oggi siamo entrati in ben 17 Centri di Accoglienza Straordinaria di Napoli e provincia, alcuni aperti da poco altri invece già presenti sul nostro territorio da anni.

In tutti il quadro generale è lo stesso: inesistenti condizioni igieniche, mancanza di pulizia e totale assenza di diritti per i rifugiati che richiedono asilo. Oltre alle inadeguatezze riscontrate nelle strutture c'è alla base un vero e proprio guadagno degli enti gestori (privati) che va a discapito di chi chiede che venga garantito il diritto all'accoglienza e che invece, quasi sempre si ritorva videosorvegliato, controllato e perfino minacciato dagli enti gestori!
Su 17 C.A.S. visitati solo 1, che accoglie cinque persone, garantisce i diritti degli accolti, mentre in tutti gli altri si sono verificate le seguenti problematiche:
- Le strutture adibite sono fatiscenti e presentano gravi inadeguatezze. La sicurezza e, soprattutto, le condizioni igienico-sanitarie versano in condizioni pietose;
- Le stanze sono piccole e sovraffollate. Spesso ci sono solo due bagni per 30 persone: abbiamo visto bagni sporchi, senza porte, mancanza di acqua calda, problemi fognari e perdite d’acqua non riparati! Pensate solo che in un CAS con 24 “ospiti c’erano solo due bagni, di cui uno a uso esclusivo dell’operatore (sic!);
- Molto spesso l’unica zona comune della struttura non è adeguata poiché troppo piccola o del tutto assente;
- L’assistenza medica è inesistente. Abbiamo scoperto infatti che un ragazzo è morto all’interno del CAS, sebbene lamentava forti dolori da mesi ma l’operatore si è rifiutato di accompagnarlo in ospedale;
- La scuola di italiano non è mai garantita o lo è solo formalmente;
- L’erogazione dei pasti è spesso appaltata a ditte esterne. La quantità e qualità dei pasti è insufficiente: il cibo non basta per tutti gli accolti, in molti casi è immangiabile o scaduto;
- L’assistenza legale è scarsa o inesistente: ci sono forti ritardi sui documenti che, se da un lato sono dovuti all’incapacità degli operatori, sono causati anche dai lunghi tempi della Questura. In alcuni CAS i migranti non hanno mai avuto un documento e non sono stati mai messi al corrente dei loro diritti. Anzi, al contrario: in un caso specifico i mediatori culturali hanno vietato ai migranti di uscire dal CAS altrimenti gli avrebbero negato il rinnovo del documento!


Continueremo a monitorare, con il controllo popolare, i centri di Napoli e provincia, intanto, a partire dalle richieste, dalle esigenze e dai contatti raccolti e messi in rete a partire da quest’ultimo controllo nelle prossime settimane organizzeremo presso l’ex-opg assemblee per confrontarci, per individuare i nodi cruciali per i quali combattere e per organizzare uniti la lotta.

 

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Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

Cosa crediamo, cosa vogliamo

Come si finanzia una struttura grande e piena di attività come l’Ex OPG?

Come si finanzia l'Ex OPG

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