Nella prima settimana di maggio, a quasi due mesi dall'inizio delle misure restrittive dovute al Coronavirus, raggiungiamo al telefono la signora P. che ci racconta cosa significa vivere questo tempo in carcere per suo marito, padre di due figlie adolescenti, e per la loro famiglia fuori.

Che tipo è mio marito, il mio familiare in carcere?

È un uomo molto legato alla famiglia e tiene molto alle nostre figlie. Tiene tutto dentro, non fa trapelare se ha paura o meno. Mio marito per lamentarsi di una cosa deve stare proprio male…

In Carcere c'erano notizie sul Coronavirus prima della chiusura?

Pochi giorni prima del lockdown c'è stato il nostro ultimo colloquio, non sapevo che avrebbero bloccato le visite.
Non so se ci fosse già tensione da parte sua per questa situazione perché mio marito non dice molto, io sono una persona ansiosa, non vuol farmi agitare.
Per quello che so i detenuti comunque non sono molto informati.
Io e alcune mogli dei reclusi abbiamo saputo da una diretta del Garante Regionale dei detenuti che ci sono state due guardie infettate nel carcere dove si trova mio marito, parlando con i nostri mariti c’era chi aveva ricevuto la notizia e chi no... Non è giusto avrebbero dovuto sapere.

I Garanti per fortuna ci aiutano. Ho conosciuto in particolare uno di loro che mi aiuta tantissimo, un sant'uomo, ma anche gli altri... anche se non è che ci dicono proprio tutto, forse perché non possono dire certe cose, o forse per non farci preoccupare.

Com'è cambiato il nostro rapporto da quando c'è l'emergenza COVID?

Da allora ci siamo sentiti con telefonate e con videochiamate.
Ora ci sentiamo di più, abbiamo delle telefonate in più, poi le videochiamate, prima mio marito era in un carcere fuori regione e lo vedevo una volta al mese.
Di videochiamate ne facciamo una a settimana, però ora è più lunga. Per una premialità questa settimana ne hanno fatte due. Ora durano 20 minuti, inizialmente 15, mentre il colloquio dal vivo prima era di un’ora a settimana. Lui si trova sempre solo, è isolato, non vedo nessun altro durante le chiamate... Però la videochiamata non è la stessa cosa di un colloquio...
Questo coronavirus l’affetto ce l’ha tolto e purtroppo non possiamo fare niente.

Mio marito come sta vivendo questo periodo in carcere?

Beh nella videochiamata si parla molto di questa situazione, di come riuscire a chiedere i domiciliari o il trasferimento. È stata una botta toccante proprio...
Di come lui la sta vivendo interiormente non ne parla, mio marito deve stare proprio male male per dire aiutami... però nell’ultima chiamata mi ha chiesto di vedere di fare qualcosa per farlo venire fuori. Lui non si trova bene in questo carcere…
Non so se ha paura, se è preoccupato, ma immagino di sì.
La vita nel carcere è cambiata per mio marito, però lui vive anche una condizione particolare: si trova in questo carcere perché trasferito temporaneamente, quindi già non poteva fare molte della attività che faceva prima nel carcere dove si trovava. Qui l’hanno messo in isolamento, lui dice di non sapere neanche perché si trova isolato.
L’ora d’aria la fa, ma la fa da solo… per il resto sta sempre nella stanza. Dice che per passare la giornata ce ne vuole e ce ne vuole.
Da quando è qui non ha mai avuto un solo colloquio psicologico. È stata sospesa la scuola, sospesi i colloqui, sospese anche altre attività. Fino ad un certo punto erano ancora concessi i colloqui con gli avvocati, ora da un po’ neanche gli avvocati possono entrare in carcere. Gli educatori e le guardie continuano ad andare, però tengono le dovute distanze, non si avvicinano, hanno la mascherina.

Prende farmaci?

Prende dei farmaci per l’ansia, ma li prendeva anche prima, non so il nome. Quando loro danno i farmaci danno direttamente la pillola senza mostrare il contenitore, quindi non sappiamo talvolta neanche il nome. Quando ha la febbre gli dicono che gli danno la tachipirina, io gli consiglio sempre di non prendersela, perché poi chi lo sa veramente cosa gli danno.

L'arrivo di questa epidemia ha portato cambiamenti in famiglia?

Il nostro umore è cambiato, forse più il nostro che quello di mio marito, per quel che lascia trasparire. Mia figlia, la più grande, piange, non vuole mangiare...ieri per esempio è stata una giornata senza toccare un po' di pane.
Abbiamo anche dato tutte le carte all’avvocato per farlo venire ai domiciliari per questo, ma ancora niente. La ragazza non dorme, è preoccupata per il padre e non accetta di non poterlo vedere.
Non capiscono che chi soffre di più per questa cosa sono i bambini. Perché per noi adulti può passare, possiamo soffrire, ma a un bambino come lo spieghiamo?!

Se io sono preoccupata per mio marito?

Ma guarda la prima cosa, il primo pensiero è che non si prenda la malattia... Perché mio marito deve pagare, ma poi deve tornare a casa da noi. Ora sono un po’ preoccupata perché non so come mai si trovi in isolamento in questo momento, ma non ci voglio pensare, preferisco pensare che stia lì in modo che lo tengano sotto controllo, perché in passato in carcere ha compiuto gesti di autolesionismo.
Gli ho inviato una mascherina perché i Garanti dei detenuti ci avevano detto che la direzione aveva acconsentito, ma mio marito continua a dirmi che non gliela hanno mai data, era una chirurgica. Le guardie hanno le mascherine e i detenuti no, non mi sembra molto giusto…
Sono preoccupata anche del fatto che a breve riprenderanno i colloqui, il virus in carcere entra da fuori e temo che le misure di sicurezza che metteranno in campo non siano sufficienti.
Semmai dovessero ammalarsi i detenuti ho molta paura che non vengano curati adeguatamente.

Come mi fa sentire non vederlo?

Mi fa male non poterlo vedere, già non avevamo niente, l’affetto è l’unica cosa che ci rimane. Togliendoci il contatto ci hanno tolto pure l’affetto. Se non puoi vedere una persona, non la puoi salutare, non la puoi toccare… poi quello che vedi al colloquio non lo puoi vedere in una chiamata di 20 minuti.
Il carcere ci ha tolto già tutto, c’era rimasto solo l’affetto, senza affetto come si deve fare?

Ma sono preoccupata soprattutto per la mia figlia più grande.
Le mie figlie si stanno abituando alla videochiamata settimanale; prima non potevano andare dal padre una volta a settimana perché è stato assegnato ad un carcere lontano dalla nostra regione. Per me sono ancora bambine da questo punto di vista... loro si abituano, se dovessero togliere le videochiamate ne risentirebbero.
Se poi dovessero fare i colloqui col vetro mia figlia non la porterei neanche in carcere, temo si sentirebbe ancora più male a vivere questa situazione...

Mia figlia ha problemi di salute e vive già male la situazione del padre perché non può andarlo a trovare spesso fuori regione, i costi sono difficili da affrontare. Quando era piccola soffriva proprio fisicamente, la psicologa ci ha detto che era la mancanza del padre che si riversava sulla sua salute... In famiglia abbiamo dovuto escogitare molti modi per far credere alle bambine che il padre fosse lontano per lavoro, fino a che non l’hanno capito, una mamma protegge però fino a quando?

Penso siano giuste le misure adottate per prevenire il contagio in carcere?

Per le interruzioni dei colloqui penso di sì, per il suo bene è giusto, anzi è pure meglio se non li rimettono proprio perché alla fine vedersi con un vetro e con la mascherina, come vogliono fare, a che serve?
Però non è giusto che i detenuti non hanno notizie.
Non trovo giusto neanche come stanno gestendo il resto: in questo periodo molte persone stanno ottenendo i domiciliari o dei permessi con criteri che non capisco. Alcuni dovevano scontare pene più lunghe e per reati più gravi. È uscita gente che ha i morti sulle spalle… mentre per mio marito che, a parte i comportamenti autolesionistici del primo anno, ha sempre tenuto un comportamento modello nel carcere non c’è stato modo di conversione temporanea della pena, anche se ora ha da scontare pochi anni.

Come spiegherei il carcere a chi non lo conosce?

Per me il carcere dovrebbe cambiare, perché ci sono esseri umani e loro non vengono trattati come umani... perché se si lamentano un po' di più c’è il rischio che siano picchiati, oppure non vengono ascoltati, non c’è umanità, almeno parlando per esperienza di mio marito. Comprendo la difficoltà che può derivare dal sovraffollamento, ma questa non è la soluzione giusta per affrontare il problema.
Se un detenuto, come mio marito che si faceva del male da solo, esprime una difficoltà psicologica, non lo si dovrebbe reprimere punendolo, picchiandolo, ma andrebbe aiutato, sostenuto con uno psicologo. Mio marito non si fa più del male perché io cerco di dargli forza, ma quando lui sta in crisi chiamano me, invece dovrebbero chiamare uno psicologo, perché io mi sento impotente, non posso fare niente.

Cosa sento di comunicare a chi leggerà questo dialogo?

I detenuti sono esseri umani e ci vuole un po' di umanità nel trattarli, è vero che hanno sbagliato, devono pagare, però fino a un certo punto, con umanità. Bisognerebbe aiutare i detenuti a trovare un lavoro quando escono, perché se non si può portare il piatto a tavola, un padre preferisce rischiare di fare altri anni di carcere piuttosto che non far mangiare i figli. Usciti dal carcere invece, nella ricerca del lavoro, capita che sono proprio esclusi a causa della fedina penale, a mio marito è successo, e così un giorno disse: “Meglio che sto in galera io e muoio io, che vedere i miei figli che non possono mangiare”.
Vorrei che ci fosse una maggiore assistenza psicologica nel carcere con la possibilità di fare dei percorsi costanti, invece i colloqui con lo psicologo, anche per mio marito che in passato ha manifestato disagi importanti, avvengono una tantum, quando lo chiamano.

Per i reati dei detenuti non pagano loro, poi pagano i figli. Bisognerebbe avvicinare i detenuti ai familiari, tenerli in carceri più vicine alle famiglie, nella nostra regione ce ne sono tante, o almeno in altre confinanti.

Cos'altro sento di aggiungere?

Dobbiamo solo attendere quello che vuole Dio, siamo nelle sue mani, tutto il resto non possiamo fare niente.

Per raccontare l'esistente e immaginare il futuro

IL BLOG DEI PAZZI

Calendario

October 2020
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

ASSISTENZA TELEFONICA LAVORATORI E LAVORATRICI

Teleofono rosso

VOCI E TESTIMONIANZE DAL CARCERE

#iorestodentro

Potere al Popolo!

Sito di"Potere al Popolo!"

#indietrononsitorna

Come si finanzia una struttura grande e piena di attività come l’Ex OPG?

Supporta l'ex opg

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

CookiesAccept

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand