La signora A. ci racconta la vita di suo marito e di suo figlio in carcere durante l’emergenza sanitaria…


Chi sono loro per me?

Oltre a mio marito in carcere c’è anche mio figlio, è poco più che un ragazzino, ha ventun anni. Quando mi chiedono qualcosa sui detenuti non provo a giustificare alcun comportamento. Mio marito non è un santo e lo sapevo bene, ma l’ho scelto comunque. Per mio figlio avrei voluto una vita diversa, avrei voluto tenerlo lontano da tutto ciò. A 17 anni ha voluto lasciare la scuola, non era fatta per lui. A differenza dei libri ha sempre amato i lavori pratici, credete sia una condanna? Io credo che non tutti siano portati per le stesse cose, ma negli anni si è visto chiudere moltissime porte in faccia, persino per fare l’elettricista, figuriamoci altro.


Come ho saputo della chiusura dei colloqui fisici?


L’ho scoperto all’improvviso. Nessuno si è degnato di dirci niente. In realtà, a noi non dice mai niente nessuno, nessuno ci ascolta.


Com’è videochiamarsi?


Mio marito e mio figlio sono reclusi in due carceri differenti e funziona in modo diverso.
Con mio marito ho la possibilità di una sola videochiamata a settimana, di dieci minuti e con lui, a volte, ci sono diversi altri, le voci si accavallano, si capisce poco, altre c’è timore di esprimersi. A mio figlio, invece, danno la possibilità di due chiamate da 15 minuti alla settimana e riusciamo a sentirci con più tranquillità.


Come stanno?


Mio marito è molto preoccupato. Soffre di una polmonite cronica, non potrebbe starci lì dentro, non lo curano bene. Ho provato a chiedere i domiciliari per lui, ma non c’è stato verso, nonostante le gravi patologie. E chiaramente, non si preoccupa solo per sé, è in pena per noi qui fuori e per suo figlio dentro, che non ha possibilità di vedere né sentire in alcun modo. Ha provato con ogni mezzo ad ottenere la possibilità di una chiamata al figlio, ma non gli hanno mai concesso nulla. Questo è disumano. Mio marito ogni giorno si sente colpevole del fatto che il figlio vive lo stesso Inferno. Che male può fare una chiamata tra padre e figlio? Neanche con una pandemia riesce a dirgli: “ciao, come stai?”

Mio figlio fa il duro. Mi dice sempre “Mamma, non ti preoccupare, io sono forte”. Ma non riesce a prendermi in giro, io lo capisco. Lo so che anche lui è preoccupato, si vede dalle tante domande che ci fa, dalle raccomandazioni a stare in casa, me e la piccola. Ha una sorellina di 5 anni.
Lui ed altri detenuti hanno scritto una lettera per denunciare all’amministrazione le condizioni in cui stanno vivendo.


Come e se è cambiata la routine all’interno del penitenziario?


Il COVID-19 è solo un’aggravante in più all’Inferno che ogni giorno vivono. Ci sono numerose restrizioni in più, ma non è cambiato molto, perché non c’è nulla di buono nel carcere. A loro non interessa davvero rieducarli e capire perché sono lì. Non ci sono abbastanza psicologici, non ci sono abbastanza educatori, neanche medici. Come fa a cambiare, allora, un uomo privato della sua libertà ma anche della sua dignità? Li spogliano di tutto, li trattano come cani... se vogliono darti uno schiaffo te lo danno avanti a tutti, non capiscono che per un uomo, soprattutto adulto, ha un peso differente. Ma non puoi ribellarti, ci vai a perdere tu. A loro non frega niente di te.
Penso a mio figlio, questa dovrebbe essere una possibilità in più per cambiare. Dovrebbe essere rieducato, reinserito, ma da lì dentro uscirà peggio. Cambia di giorno in giorno, diventa più duro, subisce ciò che nessun uomo dovrebbe subire. Vede solo il marcio, il nero. Appena entri lì dentro, in quell’Inferno, ti scrivono il futuro. L’ho visto con mio marito, lo sto vedendo con mio figlio.


Come spiegherei il carcere a chi non lo conosce?

È un Inferno. Io non l’ho mai vissuto in prima persona. Ma so per certo che lo è, l’ho vissuto in mille altri modi. Lo vedi dalla faccia di chi ci esce, dalle parole di chi lo racconta. Io sono una madre, lo sento.
Il carcere è come la vita, difficile. La dignità te la buttano nel cesso: tu non sei niente lì dentro e non sei niente uscito da lì dentro.


Io? Come sto?

Come mamma ho le mani legate. Col silenzio e la lontananza non si può aiutare nessuno. Tu parli, ma non ti ascoltano, ti sminuiscono. Non sai mai che succede lì dentro, soprattutto adesso.
È tutto così difficile. Mi faccio mille domande ed ho pochissime risposte.
Il carcerato è visto sempre come colui che ha sbagliato, ed è vero. Io non giustifico nessuno. So che hanno sbagliato, ma ho provato a capire le difficoltà, ho provato a superarle con loro.
Ci ho provato con mio figlio, quand’era piccolo e il padre non c’era, lo portavo sul lungomare, in giro e gli facevo vedere le cose belle e spesso dicevo “La senti che bella la libertà?”


Cosa voglio dire a chi è fuori?

Vorrei dire alle persone che qui in Italia c’è la Chiesa, c’è il Papa. Ma in generale, lo stesso Cristo è stato accusato e messo in croce. Aiutate! Loro non sono cani, sono uomini. Non voltate la faccia: aiutate, porgete la mano a chi non ha la vostra fortuna, a chi ha sbagliato.
Non siamo tutti uguali, ma una cosa è certa: tutti gli uomini sono cattivi, tutti sbagliano. Io per prima.
Mio figlio e mio marito pagheranno la loro pena ora ed è giusto che sia così, hanno commesso degli errori, ma non è giusto che paghino a vita o con la vita.
Inoltre, vorrei dire ai giovani che questa è una vita buttata, che dopo non c’è niente. Che a volte si inizia per scherzo e poi niente è più uno scherzo. Bisogna guardarsi bene da questa realtà e vorrei che questa, la realtà di molti, si conoscesse di più.

Per raccontare l'esistente e immaginare il futuro

IL BLOG DEI PAZZI

Calendario

August 2019
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

ASSISTENZA TELEFONICA LAVORATORI E LAVORATRICI

Teleofono rosso

VOCI E TESTIMONIANZE DAL CARCERE

#iorestodentro

Potere al Popolo!

Sito di"Potere al Popolo!"

#indietrononsitorna

Come si finanzia una struttura grande e piena di attività come l’Ex OPG?

Supporta l'ex opg

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

CookiesAccept

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand