Il COVID-19 e l'applicazione dei decreti restrittivi dell'attività personale hanno comportato un'ulteriore limitazione della libertà per i detenuti degli istituti penitenziari italiani.

Il sovraffollamento, la mancanza di informazione e le già precarie condizioni igienico-sanitarie hanno significato un aumento dell’agitazione e del sentimento di paura nelle persone recluse e in tutte le figure che gravitano intorno alle carceri italiane.

Al 29 Febbraio scorso si registrava la presenza di 61.230 detenuti a fronte di una capienza di circa 50.000 (47.000 i posti realmente disponibili). Oggi, per effetto degli art. 123 e 124 del decreto Cura Italia, dell’utilizzo limitato della custodia cautelare e della naturale diminuzione dei reati in fase di lockdown, la popolazione carceraria è di 52.878 unità.

Nonostante ciò, i numeri del contagio sono in continua ascesa, l’ultimo aggiornamento del 1° Maggio parla di 159 reclusi contagiati e 215 casi appartenenti al personale penitenziario, 4 persone recluse morte a causa del virus, 2 guardie penitenziarie, 1 medico e non dimentichiamo le 13 persone decedute durante le rivolte tra il 6 e l’8 Marzo per “abuso di farmaci”.

Molti, troppi italiani non conoscono questa realtà, i media sono concentrati sul sensazionalismo, l’artefatto sulle scarcerazioni dei boss ne è la prova. Le informazioni vengono continuamente manipolate e strumentalizzate per trovare un nuovo scandalo, poche realtà si preoccupano di trattare la tematica con la serietà e il rispetto che merita.

Crediamo sia necessario trovare canali comunicativi efficaci per dar voce al disagio vissuto da questa parte della popolazione.

Come Rete di Solidarietà Popolare proveremo a raccontare cosa ha voluto dire emergenza COVID-19 per una persona reclusa in un penitenziario italiano e per i suoi cari, prestando attenzione agli aspetti emotivi ed emozionali.

#IORESTODENTRO è una raccolta di testimonianze, sempre anonime e prive di riferimenti a luoghi o persone specifiche, da parte di famiglie che hanno accettato di condividere con noi l’insostenibile situazione in cui si sono trovate in questo momento di crisi collettiva.

Gli scritti, rielaborati in forma di dialogo interiore, vogliono restituire alla collettività i frutti della gestione del nostro sistema penitenziario, frutti che portano dentro di sé sementi contaminate, offerte a tutti gli esseri umani, adulti e bambini, che vivono direttamente o di riflesso quell’esperienza disumana che è la detenzione.

Si spera che questa raccolta di storie possa contribuire a stimolare pensieri e riflessioni, per conoscere realmente un mondo, talvolta invisibile, che spesso è vittima di pregiudizi e luoghi comuni.  

Se vuoi condividere con noi la tua testimonianza scrivici sulla pagina dell’Ex OPG "Je so' pazzo" o della Rete di Solidarietà Popolare o, in alternativa, all’email This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

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