Il tavolo tematico su “mutualismo, lotta alla povertà, risposta ai bisogni e costruzione di reti popolari” ha visto la partecipazione di circa 50 persone e una composizione molto eterogenea: militanti di diverse realtà politiche e sociali provenienti da tutta Italia.

Tra cui la RAP – Rete per l’Autorganizzazione Popolare, le BSA – Brigate di Solidarietà Attiva, il Cantiere Sociale Versiliese di Viareggio, il Collettivo Isati Junco di Palermo, la Rete di Solidarietà Popolare napoletana, e tanti volontari di realtà di base o attivi nell’associazionismo, singole donne e uomini impegnati in progetti di solidarietà e cooperazione. Un prezioso contributo alla discussione è stato dato dagli interventi di ex detenuti e di volontari di associazioni impegnate costantemente per i diritti dei senza fissa dimora: la loro esperienza sul campo ha permesso di evidenziare alcune tra le problematiche principali e ricorrenti oltre che di individuare gli elementi generalizzabili per una lotta politica più efficace.


La discussione ha seguito tre binari:
Il confronto, la spiegazione e la condivisione delle esperienze dirette di mutualismo condotte da ognuno dei partecipanti al tavolo;
L’analisi generale del momento storico in cui ci troviamo ad agire, che ci porta a riconoscere il valore ricompositivo di pratiche solidali, e quindi la centralità di un investimento su questo terreno. Da qui, la necessità di chiarire il nesso tra strategia politica e attività sociali;
Una riflessione sui limiti e sui rischi del mero lavoro assistenziale laddove non siamo in grado di iscrivere le nostre pratiche in un piano politico generale, di farle sviluppare su livelli vertenziali e di riuscire a farle comunicare e metterle in rete attraverso canali nazionali;
Il confronto tra soggetti così diversificati ha fatto sì che fosse immediatamente visibile la grande varietà di attività e di vertenze già praticate da alcuni e potenzialmente riproducibili dagli altri, una ricchezza già presente e da trasformare in patrimonio collettivo! Dal GAP alla ludoteca sociale, dall’attività teatrale alla lotta per il diritto alla residenza, dalla battaglia per il diritto all’abitare alle risposte, tempestive ed efficaci, che l’autorganizzazione ha saputo dare nelle situazioni più complesse ai bisogni primari della popolazione (in seno alle emergenze per esempio!), e via così…


Da un lato una molteplicità di percorsi da cui trarre elementi generalizzabili e che facciano da modello e da “esempio” per chi vorrebbe attivarsi, dall’altro la capacità di rimodulare il proprio lavoro modellandolo sull’anatomia del territorio in cui si opera. Ogni singolo contesto ha proprie esigenze e peculiarità che devono essere assolutamente tenute in considerazione, sulle quali bisogna tarare la propria azione, in modo tale da apportare miglioramenti concreti alla vita del popolo.
In uno scenario nazionale di crisi economica e sociale, di povertà crescente, in cui le politiche liberiste dividono e disintegrano, criminalizzando “gli ultimi” (come nel caso della Legge Minniti e della Minniti-Orlando) e attaccando le forme di solidarietà e di resistenza, l’attività sociale - che risponda di volta in volta ai bisogni reali della popolazione e che, dove possibile, permetta di condurre e vincere piccole vertenze – è fondamentale, perché: crea le condizioni per sviluppare un legame forte e diretto con il territorio: solo partendo da qui siamo in grado di conoscere le priorità e i problemi reali del nostro soggetto di riferimento; legittima il lavoro politico, sviluppa protagonismo popolare e genera fiducia e consenso verso metodi di autorganizzazione dal basso e di democrazia diretta; permette di raggiungere, seppur in maniera parziale, qualche vittoria sul piano vertenziale e quindi di migliorare sensibilmente le condizioni di vita di donne e uomini con cui intendiamo stabilire un contatto;
è una palestra formativa costante per il corpo militante, uno scambio continuo che arricchisce chi usufruisce dell’azione mutualistica, ma anche chi la compie; consente gradualmente di riconoscersi in una sola parte, di superare le differenze create e imposte dal capitale (il razzismo o la guerra tra poveri fomentata quotidianamente), e di arrivare alla creazione di un senso di comunità necessario a contrastare la competizione, l’isolamento, l’individualismo e l’arrivismo.


Come fare perché la solidarietà e il mutualismo non rimangano pratiche virtuose ma chiuse in se stesse, senza sbocchi, ma diventino strumenti nevralgici e tappe strategiche di una lotta politica più generale? Abbiamo elaborato insieme, nel corso del workshop, alcune proposte:
1. dotarci di una “cassetta degli attrezzi” a disposizione delle diverse realtà per mettere a disposizione e condividere le informazioni, le competenze tecniche acquisite, le metodologie di lavoro e lo sviluppo delle vertenze intraprese;
costruire, sulla base di alcuni principi minimi condivisi, una piattaforma nazionale, una “carta della confederalità sociale per il potere popolare”. Questo potrebbe essere uno strumento che, a partire da una comune dichiarazione di intenti, riesca ad articolare una lotta complessiva contro la povertà, contro le politiche fallimentari di assistenzialismo e di austerità, per il progresso sociale, politico, umano.
Vista la quantità e la qualità degli argomenti trattati, non tutti possibili da sviscerare in dettaglio, il tavolo di discussione si è concluso, dopo circa 2ore e 15minuti, evidenziando la necessità di rivedersi per proseguire i discorsi avviati, per socializzare pratiche di lotta e le analisi, per rendere più efficaci i percorsi sociali e politici e costruire forme di coordinamento adeguate alla sfida che ci si pone davanti!

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