Quello che vogliamo raccontarvi parte dall’esperienza, da un episodio realmente accaduto, che abbiamo cercato di comprendere e risolvere con i pochi mezzi che abbiamo a disposizione.

Tante volte parlare con le famiglie e conoscere da vicino ogni situazione, toccare con mano le difficoltà che un bambino o una famiglia vive e combatte ogni giorno non è semplice, prima bisogna conquistarsi la fiducia, dare attenzioni e certezze, cercare un modo per interloquire e farsi comprendere, e poi cercare assieme una soluzione reale, una possibilità di migliorare almeno un poco la prospettiva.

In questi mesi in cui il doposcuola popolare dell’ex opg “je so pazzo” ha iniziato ad accogliere bambini e bambine provenienti da diversi quartieri napoletani, abbiamo conosciuto tante storie diverse ed insieme abbiamo impattato sui numerosi problemi che affliggono oggi la scuola pubblica. Una di queste storie in particolare ci ha permesso di fare una piccola analisi della situazione in cui versa la scuola soprattutto nel Sud Italia, dove la dispersione scolastica è altissima.
I dati che riguardano l'anno scolastico 2014-2015  parlano, per la scuola primaria, di 335 segnalazioni ai servizi  sociali, su una  platea scolastica di oltre 42.000 bambini, tali evasioni sono distribuite in  modo non omogeneo ma comunque nelle zone di maggiore disagio  socio-economico. Mentre per le scuole medie, su una popolazione scolastica di  oltre 31 mila ragazzi, 408 sono stati gli inadempimenti registrati alla fine dell’anno. A peggiorare questi dati si inserisce un altro problema serio: l’analfabetismo funzionale, peggiorato di anno in anno dalla mancanza di sostegno economico per il diritto allo studio, avendo ricadute sul rendimento del bambino ma non solo…

Questo è quanto successo ad una ragazzina che, bocciata due volte dall’istituto di appartenenza e finanche cacciata per impossibilità da parte della famiglia di pagare la retta (trattasi di una scuola paritaria) si è vista rifiutata da altri due istituti pubblici a cui si era rivolta per iscriversi. A detta dei dirigenti la motivazione, sarebbe stata l’indisponibilità di posti nelle classi già formate. Cosa che per le scuole dell’obbligo suona piuttosto paradossale. Come doposcuola sociale pensiamo che sia fondamentale avere un tipo di istruzione pubblica libera ed inclusiva, ed è per questo che abbiamo iniziato a lavorare in prospettiva per raggiungere questo obiettivo, dando quotidianamente l’esempio che non solo una scuola migliore, ma una società diversa, è possibile.

Come? Direte voi. Lo scorso giugno ci siamo proposti di attuare il “controllo popolare” anche all’interno dell’istituzione scolastica. In che modo? Nell’episodio che vi abbiamo raccontato, ad esempio, si è trattato di cercare un dialogo con le dirigenze scolastiche di due scuole del quartiere per capire il motivo per cui l’iscrizione della ragazzina venisse rigettata, essendo scuola dell’obbligo! Abbiamo portato le richieste della famiglia ai piani alti, sbrogliando questa matassa tra ufficio della dispersione scolastica e municipalità del comune di Napoli, abbiamo fatto valere quelle che erano le loro richieste, esigendo una risposta. Il risultato è stato che la ragazzina può finalmente frequentare una scuola pubblica e anche vicino casa!

In questo episodio, forse banale, è racchiuso tutto il nostro modo di pensare e di agire: è fondamentale partire dai problemi reali delle persone, per costruire un piano d’azione che porti alla vittoria non solo della nostra, ma di tutte quelle cause, che vengono dimenticate o lasciate irrisolte penalizzando chi non ha gli strumenti giusti per affrontarle. Non concepiamo infatti una scuola che sia assente ed ostacoli gli anni formativi degli alunni. Vogliamo invece una scuola che non abbandoni gli studenti a se stessi, le famiglie ai loro problemi, ma che collabori insieme a loro per risolverli, che non ostacoli lo sviluppo delle coscienze e la possibilità di avere un’educazione ma anzi che promuova i valori della solidarietà e della cooperazione tra genitori-alunni-insegnanti. Vogliamo che le condizioni economiche e sociali non allarghino sempre di più il divario tra chi può permettersi di avere un’istruzione valida e chi invece deve accontentarsi di una mediocre e superare da solo le difficoltà.

Vogliamo che la scuola dell'obbligo operi scelte precise per servire i figli del popolo, anziché levarseli di torno con le bocciature, e non scuole azienda che assimilano l’istruzione alle leggi di mercato e i bambini alle merci!

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