Prima di tutto, facciamo un passo indietro. Come è cominciata la storia di Grazia?

Grazia è una giovane donna, di 33 anni, che ha lavorato per quattro anni come guida turistica, senza alcun contratto, nel famoso sito archeologico “Napoli Sotterranea”. Il 7 febbraio 2017 Grazia ha avuto il coraggio di denunciare la molestia e violenza subita una settimana prima (30 gennaio 2017) da Vincenzo Albertini, presidente dell’associazione che gestisce il sito archeologico. C’è voluta una settimana per superare lo shock dell’avvenimento e per prendere la decisione consapevole di voler affrontare un processo lungo e emotivamente pesante.


Mesi dopo Grazia è venuta a conoscenza della campagna contro il lavoro nero #nonesistomacisono, che abbiamo portato - e continuiamo a portare - avanti sulle condizioni di sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori della città, compresi quelle e quelli di Napoli Sotterranea.

Una volta ricostruita la vicenda iniziale, diamo ora uno sguardo più da vicino al processo

Dalla denuncia avvenuta a febbraio 2017, è passato più di un anno prima che iniziasse il processo. L’udienza preliminare è stata rimandata più volte per vizi di notifica (Vincenzo Albertini, il “furbetto del sottosuolo”, si è distinto ancora una volta per le sue capacità di mimetizzarsi) e il processo vero e proprio è cominciato all’inizio dell’ottobre del 2018.
In quest’occasione il Comune di Napoli si è costituito parte civile attraverso il lavoro svolto da Simona Marino e dall’avvocato Buzzo.

A quella prima udienza ne sono susseguite altre e le cose sembrano andare bene per la ricerca di giustizia che noi tutte e tutti vogliamo per Grazia.

Ci preme, tuttavia, sottolineare alcuni episodi avvenuti durante tutte queste udienze che riteniamo essere gravi e che, quindi, riportiamo di seguito:

• una delle responsabili di Napoli sotterranea ha dichiarato sotto giuramento che Grazia lavorava a Napoli Sotterranea senza essere inquadrata, ossia senza avere un regolare contratto.
Abbiamo avuto, dunque, l’ennesima conferma che lì si lavora a nero (come ben si evince dalla nostra inchiesta);

• una dei testimoni, anche lei ex-lavoratrice di Napoli Sotterranea, ha dichiarato sotto giuramento di essere stata anche lei vittima di molestie sessuali dallo stesso accusato;

• la difesa del Sig. Vincenzo Albertini continua a tirare in ballo l'ex-OPG “Je so’ pazzo” in maniera grossolana e divertente per delegittimare parti offese e testimoni dell'accusa.
Secondo l’accusa conoscere l'ex-OPG, partecipare alle tante attività sociali che si svolgono al suo interno e condividerne le battaglie sarebbe un segno di malafede e poca affidabilità dei testimoni.
Qualche testimone di Albertini ha addirittura nominato l'ex-Opg cercando, in maniera confusa, di alludere a un complotto contro “Napoli Sotterranea”. Ah, peccato che - come si evince dalla ricostruzione sopra - i fatti e le denunce contro Albertini sono avvenuti molti mesi prima che Grazia venisse a conoscenza della campagna contro il lavoro nero!
La difesa, poi, ha cercato di far ammettere le foto dei presidi organizzati dall'ex-OPG come prove a discapito dell’accusa, allo scopo di far identificare i partecipanti e chiedere ai testimoni di riconoscere i membri dell'ex-Opg o le persone che hanno partecipato alle nostre battaglie contro il lavoro nero. Ah, peccato che le prove non siano state ammesse perché i presidi organizzati dall’ex-Opg non hanno nulla a che vedere con la denuncia per molestie sessuali! La difesa ha anche raccontato di aver denunciato per aggressione e per aver ricevuto minacce di morte alcune persone dell'ex-Opg ed ex lavoratori di Napoli Sotterranea. Ah, peccato che queste denunce non abbiano nessun riscontro perché semplicemente non esistono!

Ora proviamo a trarre qualche conclusione

Comprendiamo che il clima politico in cui viviamo in questi ultimi mesi non sia favorevole a chi cerca di aiutare la parte più povera e sfruttata di questa società, ma è assurdo che qualcuno provi a far passare il messaggio che frequentare o conoscere la comunità dell'ex-Opg “Je so’ pazzo” è una colpa e, di conseguenza, una delegittimazione. Soprattutto se chi prova a dimostrare ciò è accusato di molestie e violenze sessuali. A noi sembra un tentativo poco riuscito dell’infantile ricerca di un capro espiatorio quando se ne combina una grossa ;)

Il lavoro nero è la forma più ricattabile di lavoro, soprattutto per le donne che sono ancora oggi costrette a subire discriminazioni di genere. Il destino di giovani qualificati e preparati costretti a lavorare a nero, senza garanzie di sicurezza, a fare straordinari non pagati e a subire molte altre vessazioni è già di per sé misero. Ma quando si è donne il destino può diventare addirittura crudele.
Nel caso di Grazia, come in molti altri casi di donne, infatti, si aggiunge una precisa specificità: Grazia lavorava a queste condizioni in quanto giovane e donna. L’arroganza del datore di lavoro che approfitta della condizione di subalternità totale dei propri dipendenti rubando tempo, soldi e dignità diventa ancora più ingiustificabile quando sfocia nell’intima appropriazione dei loro corpi.

Noi tutte e tutti, comunità intera dell’ex-Opg “Je so’ pazzo” non solo denunciamo ogni tipo di sopruso, ma cerchiamo anche di combatterlo ogni giorno.
Come combattiamo le ingiustizie? Creando alternative attraverso tutte le attività che ogni giorno portiamo avanti, attraverso il volontariato di decine e decine di giovani, adulti, bambini, uomini, donne di ogni cultura, razza e cittadinanza che desiderano un mondo attento all’istruzione, all’ambiente, al lavoro, all’antirazzismo, all’’antissessimo, allo sport e al teatro!
Lo sportello legale e la cassa di resistenza promossi dalla Camera Popolare del Lavoro sono solo due esempi delle tante attività che da anni vengono portate avanti nell’Ex-Opg, e si occupano di tutelare quella fascia di popolazione - le lavoratrice e i lavoratori - che mandano avanti il mondo spesso senza nessun diritto né tutela.
Proprio per questo l’intera comunità dell’Ex-Opg “Je so’ pazzo” non si sente minacciata dalle vili accuse che le vengono mosse.

Noi resteremo sempre al fianco di Grazia.

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