Le lavoratrici e i lavoratori della clinica Villa Bianca non si fermano un giorno! Anche oggi, in occasione dell’incontro tra le rappresentanze sindacali e l’azienda, si sono fatte sentire con forza e determinazione a tutela di quel diritto al lavoro che in questa vertenza sembra essere solo un fattore tra i tanti.

Sembra cioè che non ci si renda conto che l’oggetto della loro battaglia sono 27 licenziamenti, 27 persone che lavorano da anni nella clinica e che garantiscono ogni anno più di 2000 nascite. La chiusura del reparto ostetrico, inoltre, metterebbe a repentaglio la situazione lavorativa dei circa 70 lavoratori dell’intera clinica.
È bene rendersi invece conto di questo e agire di conseguenza, come già oggi hanno dimostrato di voler fare le lavoratrici stesse assistendo in maniera combattiva all’incontro tra le parti, incalzando le rassicurazioni fatte dall’azienda e aspettando senza abbassare la guardia il promesso incontro di lunedì tra confederali e presidenza regionale.

Il non voler abbassare la guardia è un atteggiamento necessario di fronte ad una lotta che si trova continuamente davanti, da un lato, rappresentanti delle istituzioni che promettono o che sconsolati dicono “io non posso, non è mia competenza” e, dall’altro, una dirigenza aziendale che usa il licenziamento come arma di pressione sulla Regione.

In questo “ping-pong delle responsabilità” nella risoluzione della vertenza, giocato tra azienda e Regione (ma che per 70 famiglie è tutt’altro che un gioco!!!) le lavoratrici non possono essere solo un’arma di pressione. I lavoratori sono coloro che mandano avanti l’azienda e, la cosiddetta “procedura”, dietro un nome burocratico, significa mandare 27 famiglie in mezzo ad una strada. Sembra che a rendersene conto siano solo le 27 lavoratrici e chi lavora con loro, al loro fianco, ogni giorno.

Per azienda e istituzioni regionali si parla solo di “giorni”, “scadenze”, “bilanci” e “promesse”. Ma non si può parlare di licenziamenti come di una bolletta della luce che si rischia di non pagare in tempo. Chi rischia davvero in questa battaglia sono le lavoratrici e i lavoratori della Villa Bianca, oltre le migliaia di utenti che rischiano di veder chiuso uno dei punti nascite più importanti della città. Gli altri si dessero da fare nel salvaguardare il lavoro prima dei profitti e prima di preoccuparsi del rispetto di “tempi burocratici” e “competenze non meglio definite” che non è dato sapere di quale sub-commissario siano.

La lotta della Villa Bianca non si ferma!
No ai 27 licenziamenti!
Diritto al lavoro! Diritto alla salute!

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